La Randolomitics: amicizia, cuore, sport e passione

La Randolomitics, come si deduce dal nome, è una randonnee estrema che si svolge nel cuore delle dolomiti, attraverso 18 passi, 435 km e 13.800 D+. Le Dolomiti su di me hanno, da sempre, esercitato una sorta di “attrazione fatale”: è lì che ho imparato ad amare la montagna quando, bambina, andavo attraverso sentieri e boschi accompagnata dai miei genitori. Erano i primi anni ‘70 e, da allora, mi sono entrate nel cuore e nell’anima, non mi hanno mai abbandonata. Ho camminato e pedalato sulle strade delle dolomiti e, allora, perché non provare anche una randonnee?
E così ad inizio anno decido, insieme ai miei Amici, di iscrivermi alla Randolomitics. Da subito mi convinco di volere tentare il percorso Dolomiti, il più severo. E’ un azzardo, me ne rendo conto…come quei giocatori di Texas Holdem Poker che, con una carta discreta in mano, decidono, tentando il tutto per tutto, di andare “all in”: o si scaravolta il tavolo o mi scaravolto io!

L’arrivo – venerdì 7 luglio

Arriviamo a Tesero venerdì; dopo pranzo ci rechiamo al “Centro Fondo” per ritirare la carta di viaggio ed il road book. I Capitani, Sonia e Leo, saggiamente decidono di misurarsi sul percorso corto, 150 Km e 4000 D+ (mica uno scherzo…); io e Manuele convintamente persistiamo sul percorso Dolomiti e ritiriamo le relative carte di viaggio.
Inizia a salire un poco di tensione e preoccupazione, stemperata momentaneamente dall’incontro con alcuni amici randonneur

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Da sinistra: Manuele, Sonia, Fulvio, Simona, Leo, io e Lauro

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Barbara, Sonia ed io


Mano a mano comincio a realizzare cosa mi aspetterà l’indomani e la domenica, mille dubbi affiorano…un tarlo che lavora sottotraccia e non mi farà dormire sonni tranquilli.

Sabato 8 luglio: la partenza, 170 km e sei passi scalati

Sabato mattina scendiamo in bici a Tesero, la tensione traspare dai miei occhi, il sorriso è tirato, quasi una smorfia; Manuele pare più tranquillo; i Capitani, i più saggi e realisti, sanno che dovranno affrontare 150 km impegnativi ma, lo stesso, mantengono una calma quasi serafica.
Raggiungiamo il luogo della partenza, lì ci aspetta Lauro che si misurerà sul percorso lungo, e Marina che, invece, pedalerà sul corto con i Capitani.

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Alla partenza

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Monica, Manuele e Leo alla partenza

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Marina e Sonia alla partenza

Finalmente si parte, dopo poche pedalate i pensieri cominciano a sciogliersi e a viaggiare più fluidi. Scorrono dinanzi agli occhi il lago e la foresta del Paneveggio: ossigeno puro per il corpo e l’anima!

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Lago del Paneveggio

Inizia la salita del Valles e presenta il conto subito: rampe a doppia cifra, spazi per riprendeere fiato e riposare quasi nulli.

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Manuele

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I Capitani

Ognuno sale del proprio passo, dopo pochi km è facile comprendere se le due giornate che ci attendono saranno affrontabili o se, invece, sia meglio rivedere i programmi. Raggiunta la cima del Valles facciamo il punto: Manuele non sta benissimo e opta per continuare con i Capitani sul percorso corto; io sto abbastanza bene e decido di continuare con Lauro sul percorso lungo. Ci salutiamo, da lì le nostre strade si dividono. 

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sul Valles

Scendiamo velocemente dal Valles e raggiungiamo l’attacco del Passo San Pellegrino: un muro! Nessuno dei due l’ha mai affrontato ma il nome è una garanzia: San Pellegrino è sempre sinonimo di passi, valichi o strade impegnative…come dire San Pellegrino è un santo “faticoso”. Le rampe sono durissime, non riesco a scattare foto per paura di perdere l’equilibrio e finire a terra. In vetta la foto è d’obbligo sotto il cartello.

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sul San Pellegrino

Scendiamo a Moena e da lì proseguiamo per Canazei, una veloce sosta per un panino e una coca cola e via all’attacco del Passo Pordoi. Le pendenze sono decisamente più umane, e senza particolari difficoltà raggiungiamo il passo.

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Lauro sul Pordoi

Proseguiamo per Arabba, Livinallongo, direzione Malga Ciapela.

Considerato che non siamo in gara e ciò che importa è arrivare entro il tempo massimo, decidiamo di raggiungere Malga Ciapela attraverso i Serrai di Sottoguda, capolavoro della natura unico al mondo. 

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I Serrai di Sottoguda

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I Serrai di Sottoguda


Terminati questi due meravigliosi km ci attende il “mostro”: la strada del Passo Fedaia! Un inferno lungo 5 km, le pendenze costantemente tra il 13% ed il 16%, le gambe in fiamme, la velocità che non superava i 5km/h…roba da ribaltarsi…a 800mt dallo scollinamento decido di mettere fine a questa sofferenza: scendo dalla bici e proseguo a piedi! Non mi era mai capitato, ma quando è troppo è troppo…Lauro mi segue a ruota e fa due passi pure lui.

Sul passo occorre rifocillarsi: torta e coca sono l’ideale. In picchiata scendiamo a Canazei, ci aspettano in sequenza il Passo Sella ed il Passo Gardena. Siamo già a pomeriggio inoltrato, il traffico comincia a diradarsi e, finalmente, mi godo l’ascesa al Passo Sella, riesco a scattare un paio di foto e, sorpresa, le marmotte mi accompagnano sin sulla vetta con il loro inconfondibile fischio.

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Il massiccio del Sella

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Il Sassolungo

Foto di rito e ripartenza per il Passo Gardena.

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Due disperati sul Passo Sella!

Le nostre gambe avranno modo di riposare un poco, la strada che conduce al Gardena è dolce, presenta pure un tratto in piano, si pedala a testa dritta, si può parlare e ci si può guardare negli occhi con le Dolomiti…è tutto il giorno che ci seguono e ci osservano, quasi a stendere una mano a nostra protezione dall’assurdo traffico che congestiona le strade che conducono ai passi. 

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Hanno colori mutevoli, all’alba e al tramonto si tingono di rosso (enrosadira, come dicono i ladini). Giungiamo sul Gardena che il traffico è quasi nullo, inizia a far fresco, meglio coprirsi un po’ di più. Mentre preparo gli indumenti per la sera e la notte penso al traffico in cui abbiamo pedalato per tutta la giornata: i quattro passi stanno diventando appannaggio di un turismo mordi e fuggi, che quasi non scende dall’auto o dal pulmann nemmeno per scattare la foto di rito. Stiamo distruggendo la nostra ricchezza, abbiamo mezzi e modi alternativi, quasi ad impatto zero, per potere raggiungere questi luoghi di straordinaria bellezza e ci ostiniamo a non volerli utilizzare…il futuro non sta nel petrolio o nel carbone e nemmeno nei torpedoni granturismo! Continuando su questa strada, tempo qualche decennio, e il valore, non solo paesaggistico e naturalistico di questi luoghi, ma anche quello economico andrà perso. Sì, serve un cambio di passo e anche alla svelta.

Ma è ora di ripartire, scendiamo a Corvara dove giungiamo alle h. 20,15 circa. Decidiamo di cenare poiché, proseguendo, diventerà sempre più difficile trovare bar o ristoranti aperti.
Mezz’ora, il tempo in cui consumiamo la cena, ed il tempo cambia radicalmente: pioggia, tuoni e fulmini.

Il temporale e il ritiro

Scendiamo a La Villa, la pioggia aumenta. All’imbocco della strada che conduce al Passo Valparola ci fermiamo per decidere il da farsi e qui accade una di quelle cose che mi fanno ancora avere speranza nelle persone. Accosta un’ auto alla cui guida è una signora, si rivolge a noi chiedendoci se fossimo in difficoltà, dove dovessimo andare e, nel caso, se poteva darci una mano. Gli spieghiamo cosa stiamo facendo e la strada che dovremmo percorrere, ci guarda stupita e ci consiglia di non proseguire poiché le previsioni per le prossime ore sono pessime. La rassicuriamo che non è nostra intenzione proseguire e che abbiamo qualcuno che ci verrà a recuperare.  Sì di brava gente ce ne è ancora, e tra brave persone ci si riconosce immediatamente.

A La Villa termina la nostra Randolomitics, né io né Lauro abbiamo avuto dubbio alcuno sul da farsi. Eravamo qui per vedere le Dolomiti, per pedalare sui passi, per faticare ma divertendoci. L’improvviso temporale, che per diverse ore interesserà la zona in cui avremmo dovuto transitare, scombina i nostri piani, facendo venire meno le condizioni minime di sicurezza per proseguire. Infatti, da La Villa, avremmo dovuto affrontare le strade che portano al  Passo Valparola e poi al Passo Giau dove ben difficilmente avremmo potuto trovare riparo. Inoltre ci aspettavano due ripide discese sotto la pioggia ed al buio…quindi ha prevalso la saggezza, senza alcun rammarico o delusione abbiamo terminato la nostra Randolomitics dopo 170 km, sei passi e oltre 5000 D+, una pedalata di tutto rispetto, da “bimbi grandi”!
Presa questa decisione non restava che informare l’organizzazione del nostro ritiro e farci venire a recuperare.

Ovviamente i nostri compagni di avventura avevano già terminato la loro pedalata ed erano tutti quanti a cena a Tesero, a circa 80 km di distanza da noi…una rapida telefonata e la certezza che ci sarebbero venuti a recuperare. Nell’attesa non ci restava che brindare  con una buona birra alla nostra avventura.

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Lauro ed io a La Villa

Poco prima della mezzanotte vediamo l’auto dei nostri “salvatori”: Cippo, mio marito, e Monica Amica con la A maiuscola…baci e abbracci  e via verso Tesero dove arriveremo intorno alle h. 2,00 della notte. Un saluto ed un abbraccio a Lauro, prezioso compagno di pedalata ed avventura, con l’intesa di rivederci il giorno successivo per una camminata ai Serrai di Sottoguda.

Pensieri della notte

Il sonno tardava ad arrivare, d’altro canto dopo una giornata così intensa pensieri ed emozioni correvano ancora velocemente ed avevano bisogno  di qualche momento per quietarsi. Ho risentito le parole di una ragazza che, superandomi velocemente sui tornanti del Pordoi, si rivolgeva a me così: “Dai forza, il passo dei randonneur porta ovunque, ti farà superare anche le rampe più dure”; oppure l’automobilista che, scendendo dal Sella, rallentava per chiedermi quale percorso facessi e mi salutava così: “sei una grande!”; i motociclisti che sul Sella ci hanno scattato una foto, si sono complimentati e comunque ci hanno detto che, forse, del tutto normali non siamo.
Ho pensato, poi, alla strada che da Selva di Cadore conduce a Forno di Zoldo, attraverso Santa Fosca e la Forcella Staulanza…pare stregata per me, non sono mai riuscita a percorrerla in bicicletta. E’ la strada delle mie vacanze, per sette anni, da bambina, ho trascorso il mese di agosto in quei luoghi…sono i luoghi dell’educazione alla montagna, dove ho imparato ad amarla, ad ascoltarla e a rispettarla. Forse mi vogliono rivedere a piedi prima che in bici…e allora tornerò a piedi per una lunga camminata che di cose da dirci ne abbiamo tante, son passati più di quarant’anni dall’ultima volta che ci siamo visti…

E poi i messaggi di incitamento ricevuti nei giorni precedenti e mentre pedalavamo, e quello che è ormai diventato il nostro mantra: “mollare mai”; e i piccoli oggetti nascosti nella tasca del bauletto ricevuti, nel corso del tempo, da persone speciali e che mi accompagnano sempre in queste avventure…

Domenica: di nuovo tutti insieme

Domenica mattina il risveglio è bellissimo: siamo di nuovo tutti insieme! Un abbraccio collettivo, di quelli che scaldano: Manuele, straordinario, che ha conquistato il percorso corto,

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Manuele

così come la Capitana Sonia e il Capitano Leo …ma quanto mi avete insegnato umanamente e sportivamente in questi due anni di randonnee?!?

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Sonia

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Leo

Non si perde mai qui, se non si riesce la prima volta l’appuntamento è solo rimandato; oppure è servito per “prendere le misure”. Già, qui si misurano i limiti, fisici e mentali, il possibile e l’impossibile. Forse è la montagna che aiuta ad eliminare il superfluo, a stemperare gli eccessi. Rimane l’essenziale quassù, si riesce a leggere, a comprendere meglio sin dove ci si può spingere, dove fermarsi, se è il caso di ritentare o lasciare perdere.

E poi i nostri supporti fondamentali, Cippo, mio marito, e Monica, Amica carissima e compagna di camminate. Ci accompagnate in queste avventure ed è come foste lì a pedalare con noi, a darci un “cuccio” su per la rampe più dure ed a incitarci costantemente durante tutto il percorso. Siamo così, oltre l’evento sportivo…

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Io e Cippo

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Monica, Sonia e io: Amiche


Forse è proprio la montagna a favorire tutto questo. Come scrivevo prima quassù rimane l’essenziale, solo le parole “utili” che arrivano dirette al cuore e all’anima. Gli occhi che brillano dinanzi alla natura monumentale,

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La Marmolada

il comune sentire che non ha bisogno d’essere detto e crea legami immediati…pensieri ed emozioni che fluiscono, fluttuano e trovano casa in chi tiene porte e finestre aperte. E diventa anche più facile raccontare e raccontarsi

Il ritrovarsi intorno a un tavolo a bere una birra, i brindisi a noi e i pensieri che corrono subito a nuove avventure in bici o a piedi.
Dispiace dovere rientrare a valle, in città. Però si torna più ricchi, con un raccolto che ci aiuterà a stare e vivere meglio.
No, in tutto questo non può esserci né sconfitta né rammarico, solo la consapevolezza di avere fatto, ancora una volta, la cosa giusta.

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Grazie all’Amico Lauro, randonneur di lungo corso,  per avermi accompagnata lungo tutti i 170 km, per il supporto e per avermi “sopportata”…però ci siamo divertiti davvero tanto nonostante la fatica! Il mondo dei “randagi” è popolato davvero di belle persone.

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Lauro ed io

Grazie a tutta la compagnia per i tre giorni fantastici trascorsi insieme: Cippo, mio marito, gli Amici Manuele e Leo e le Amiche Sonia e Monica.  E grazie agli Amici Eros e Paolo per il sostegno che ci hanno assicurato da casa con i loro messaggi di incitamento.

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Eccoci tutti insieme

Per chiudere complimenti a tutti gli amici randonneur che sono riusciti a portare a termine la Randolomitics, non importa quale percorso perché tutti e tre sono davvero duri e impegnativi. 

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Nazzareno: il Re della Randolomitics

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Gianfranco finisher percorso Dolomiti

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Fulvio e Simona: finishers percorso Dolomiti

Un plauso all’organizzazione e a Maurizio Barbolini per avere ideato questa randonnee estrema nel luogo più bello del mondo. Grazie ragazzi! E state certi che ci rivedrete.

Note tecniche: a questo link tutte le informazioni sulla  Randolomitics. E qui i tre percorsi: Easy Fleim 2017 Fiemme 2017 Dolomiti Non è mica uno scherzo…anche solo pensare di partecipare.

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”

 

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4 Replies to “La Randolomitics: amicizia, cuore, sport e passione”

  1. Grazie a te per aver condiviso con tutti noi la tua grandiosa avventura. Sono esperienze che entusiasmano anche me e che avrei voluto fare anche io … ma è passato il tempo. Leggere il tuo resoconto mi ha fatto scende una lacrimuccia e mi ha fatto un po’ essere lì anche io.
    Grazie

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