L’immaginazione in fuga e le strade fantasiose

Strade bizzarre quelle che conducono in Sicilia, direzioni fantasiose, che a scrutarle da fuori paiono senza una logica. D’altronde che logica vuoi che ci sia nel salire in bici e pedalare per centinaia di km, di giorno e di notte, caricarsi di fatica ed essere pure contenti?!? Sì, contenti, con il sorriso stampato sul viso! E’ l’immaginazione che va in fuga, scala un arcobaleno, si ritrova in cielo e pedala di nuvola in nuvola…ecco, questa è la nostra logica fantasiosa!

Martedì 8 maggio – San Pellegrino in Alpe

La strada che conduce a San Pellegrino in Alpe da Pieve Fosciana (Lu) l’ho già raccontata in due precedenti post ( San Pellegrino in Alpe: la salita con la S maiuscola Racconti su due ruote – Ritorno a San Pellegrino in Alpe ), allora perché ritornare sull’argomento? Perché ci vuole fantasia per scalare San Pellegrino in Alpe, perché se penso a una strada che l’immaginazione potrebbe imboccare per salire in cielo è proprio questa.
Il dettaglio tecnico è presto detto: il primo tratto di 7 km, da Pieve Fosciana a Chiozza, vede pendenze che non scendono mai al di sotto del 10%; da Chiozza, poi, si affrontano 2,5 km che alternano tratti con pendenze severe, sempre a doppia cifra 12/14%, a brevi tratti in leggerissima discesa; gli ultimi 2,5 km lasciano senza fiato presentando tratti tra il 18/20% di pendenza.
Davvero la figura di una scala a pioli, appoggiata ad una nuvola, si addice a questa strada…sollevi sguardo e quasi la vedi che sfiora il cielo…

Ci sono, poi, i giorni in cui bisogna trasformarsi in visionari e chiamare i sogni in aiuto…che se guardi la realtà chiami qualcuno che ti venga a recuperare, oppure sali sulla corriera…
Ma andiamo con ordine.
Martedì mattina, 8 maggio, appuntamento a Maranello h. 6,00.
Si sale subito, il vecchio tracciato della statale del Brennero ci porta a toccare Serramazzoni, Pavullo, Lama Mocogno, Barigazzo e Pievepelago.

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Il tempo è variabile, un alternarsi di sole e nuvole. Da Pievepelago ci dirigiamo verso il Passo delle Radici, il sole sembra prendere il comando della situazione. Ciò ci fa ben sperare. Giunti all’Imbrancamento ritroviamo il tipico tempo dell’alto appennino: qualche minuto di sole, nuvole in sequenza, di nuovo il sole, qualche goccia di pioggia così per 2 km, sino al Passo.

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Qui le nuvole sono un poco più minacciose, anche se difficili da decifrare. Infatti da un versante pare vi sia il sole dall’altro nuvoloni neri. Prendiamo un caffè, chiediamo a un gruppo di toscani che tempo faccia a Pieve Fosciana.  All’unisono rispondono che oggi non può piovere.
Decidiamo di ignorare i segnali provenienti dal cielo, ovvero le gocce di pioggia che continuano a cadere, seppure rade, e le nuvole che si intravedono sul versante toscano. Scendiamo a Pieve Fosciana , il tempo pare quasi mettersi al bello, tanto da indurre a ritenere che eviteremo la pioggia.

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inizio salita San Pellegrino in Alpe

Nemmeno il tempo di risalire in sella che il rombo del tuono preannuncia un temporale. La pioggia cade fitta…guardo il cielo non c’è uno squarcio di azzurro, temo che non cesserà tanto presto di piovere…non ci sono alternative, o si sale o si sale!
Oppure si rientra in corriera…questa opzione non è contemplata oggi!

Sono 12,5 km da percorrere, con il mio passo lento penso che  impiegherò non meno di un’ora e 45 minuti….tutta di pioggia battente! Allora bisogna cominciare a guardare oltre la salita…si perde il conto delle volte che l’abbiamo fatta, solitamente sotto il sole cocente, magari qualche goccia di pioggia in vetta…ma tutta sotto l’acqua?!? Questo mai; ecco allora che San Pellegrino in Alpe diviene una strada nuova, inesplorata.

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Più si sale e più le temperature si abbassano, a ogni curva o tornante è mezzo grado in meno; rade le auto, gli sguardi straniti dei conducenti che paiono chiedere: ”Perché?!?”…nessuno in bici…chissà come mai?!? Pioggia e freddo trasfigurano questa strada, sta diventando una prova di “forza”…l’ultimo tratto mi parla: ”oggi ti faccio saltare e qui non ci torni più!” E invece mi fai ridere oggi, sarai tu a saltare dalla rabbia quando avrò superato l’ultima rampa ed entrerò in paese! Guarda, mi fermo pure a fare delle foto…saluto l’ultimo tornante con una risata…ha quasi smesso di piovere, poche pedalate e vedo il Santuario, sono in paese!

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Ce l’abbiamo fatta anche quest’anno nonostante la pioggia e il freddo…e doveva andare così, perché ci sono giornate che nascono “illogiche” e tutto prende quel verso ed è inutile opporsi…

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Sabato 12 maggio – Randonnee autogestita: Nonantola – Peschiera del Garda – giro lago e ritorno…una sgambatina di circa 400 km!

La Sicilia Non Stop si avvicina, bisogna che proviamo a fare un 400 km, così per stressare a modo gambe e testa. Di quelli dove i km son tutti pedalati e nessuno regalato…e visto che siamo ragazzi fantasiosi, mettiamo in movimento l’immaginazione e la organizziamo da noi la randonnee, che mica mancano le strade…la fortuna di vivere in una “terra di mezzo”, puoi salire in Appennino e scendere in Toscana; oppure scegliere la pianura, verso il Po e spingerti sino alle rive del Garda o, ancora, pedalare verso il mare, la riviera adriatica oppure la Liguria.

Quindi? Si va a Peschiera del Garda, si fa il giro del Lago e si rientra: quasi 400 km dove si pedala sempre!
Sabato mattina, 12 maggio, h.6,00 partenza da Nonantola. Direzione Mantova, attraverso la bassa modenese, poche auto, il sole velato da una sottile nebbia. Il Capitano Leo scandisce il ritmo: costante, 30/32 km/h. Magari poi caliamo un po’ che 400 km son lunghi! In sequenza passiamo Bomporto, Cavezzo, Concordia, Quistello…in pratica seguiamo il corso del fiume Secchia. Nei pressi di San Benedetto Po attraversiamo il grande fiume, siamo in vista di Mantova. Eccola! 

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Mantova

Una sosta caffè ci sta dopo 76 km.

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Eccoci a Mantova

Nota di colore, entrati in provincia di Mantova abbiamo notato come il numero di “automobilisti ostili” nei confronti dei ciclisti sia piuttosto elevato…sinceramente non siamo riusciti a capire, pur procedendo in fila indiana e rigorosamente a destra, dove avremmo dovuto spostarci, oltre c’erano i fossi…ma forse proprio lì dovevamo andare a finire in base agli improperi e agli accidenti che ci son stati rivolti!!
Vabbè…

Ripartiamo per Peschiera, abbandoniamo la strada principale e seguiamo le indicazioni del percorso cicloturistico che attraversa il Parco del Mincio. Poco traffico, una miriade di ciclisti!

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Immersi nel verde, una sequenza di saliscendi e ci ritroviamo a Borghetto sul Mincio! Non passa certo inosservato, ci si ferma sempre volentieri per una foto. Oggi la sosta si prolunga causa foratura, sarà l’unica della giornata.

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Poco prima delle 12,00 siamo a Peschiera; diamo inizio al giro lago. Come da tradizione lo affrontiamo in senso orario, salendo dalla sponda bresciana. Per un’ora e mezza tutta l’attenzione sarà riposta sulla strada: orario di punta, traffico micidiale! Un percorso a ostacoli, colonne di auto, rallentamenti continui, i ragazzi che escono da scuola, l’aperitivo dei turisti…tutto concentrato! A Toscolano Maderno ci prendiamo una pausa da questo “delirio” per uno spuntino al Bar Hotion (e qui i ciclisti sono i benvenuti).
Finalmente se ne vanno tutti a pranzo, il traffico cala visibilmente. Possiamo volgere lo sguardo anche al Lago. Siamo in vista del tratto con le gallerie, accendiamo tutte le luci e lucette di cui siamo dotati, alberi di Natale viaggianti!! Le gambe iniziano un poco ad accusare…quanto manca a Riva? Facciamo una sosta? Sì, sarà meglio. Eccoci a Riva, i primi 200 km son fatti! Le gambe sono un poco dolenti, seduti sulla sponda del lago gli concediamo qualche minuto di tregua…però guarda che bei sorrisi!

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Riva del Garda…facce da 200 km

E il lago com’è?!? Ogni volta lascia stupiti e meravigliati…davvero lo spettacolo della natura è il più bello cui assistere perché non è mai uguale a sé stesso!

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E in tutto questo chi è che ha tirato per 200 km?!? Il Capitano Leo, ovviamente! Una macchina da guerra…d’altronde alla 1001 Miglia aveva scandito il ritmo per 1600 km…
Lasciata Riva del Garda, ci avvediamo che le strade sono bagnate, la pioggia ci ha preceduti…non diciamo nulla, considerato com’è finita a San Pellegrino in Alpe.

A Malcesine ci fermiamo nuovamente, occorre far scorta di zuccheri, un altro bicchiere di coca è quello che ci vuole…e pure un microsonno!

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Stanchini…sosta a Malcesine

Stiamo facendo una randonnee d’altronde e, quindi, ci sta pure che il corpo reclami una tregua! In effetti di reclami ne arrivano, dalle gambe, le ginocchia, le mani, le braccia, il sottosella…ecco una cosa che non deve mai essere dimenticata: la crema sottosella! Può salvare una rando!
Guardiamo le bici, a pieno carico son pesanti davvero…in Sicilia giusto due “stracci” ci portiamo, alleggerire questo è l’imperativo!

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bici a pieno carico

Riprendiamo la strada, imperterrito il Capitano Leo macina km, sempre davanti a tirare…cala Leo, due km/h in meno altrimenti perdi la squadra!

Alle 18,30 arriviamo  nuovamente a Peschiera del Garda…siamo un poco straniti, ci guardiamo intorno, no non ci sono le nostre auto…oggi si torna a casa in bici, ancora 110 km da pedalare. Mangiamo qualcosa prima di ripartire; al tramonto siamo a Mantova, un caffè veloce e riprendiamo la via del rientro, la stessa fatta all’andata. Mano a mano che procediamo vediamo i segni del temporale, pozzanghere, foglie, stecchi…ma che bello, oggi abbiamo schivato la pioggia, ci ha sempre preceduti…son quelle piccole soddisfazioni che fanno apprezzare ancora di più il giro. E’ buio, la stanchezza si fa sentire bene, si è appoggiata sulle mie spalle e non se ne vuole andare…da Quistello faccio partire mentalmente il conto alla rovescia, più o meno mancano 50 km, si sente il profumo di casa! Leo non accenna a diminuire il ritmo, bisogna richiamarlo all’ordine altrimenti finisce che la squadra si disperde nel buio.

Alle 23,45, dopo 17 ore e 45 minuti, siamo a Nonantola, ecco le nostre facce dopo 400 km circa…un poco allucinati, soprattutto io, ma contenti!

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Facce da 400 km

Come si dice in questi casi? “tanta roba”?!?!” Sì, questa randonnee autogestita è stata davvero “tanta roba” di cui fare tesoro, da mettere in una tasca della maglia e portare in Sicilia.
Intanto le gambe, alle quali abbiamo “donato” km in abbondanza…a un certo gridavano: “smettetela, siete troppo generosi oggi!!”; poi, la testa che non ha ceduto, sempre presente a sé stessa…non sono partiti emboli e non sono scappati cavalli, i recinti hanno retto bene questa volta, dopo la Randonnee della Fortuna sono stati rinforzati e non hanno ceduto! E, infine, la squadra: un capolavoro! “Mollaremai” e “si parte insieme e si arriva insieme”, un mantra che ci accompagna in ogni randonnee, una sicurezza…puoi perdere la ruota ma sai che, poi, ci si riunisce; puoi chiamare un time – out di qualche minuto quando la stanchezza diventa insopportabile…
Perché non ci sono tempi da battere, solo strade da vivere e percorrere insieme, ecco la forza di una grande squadra.

E insomma a guardarla da fuori la strada tracciata per arrivare in Sicilia appare davvero fantasiosa…ci vuole davvero tanta immaginazione: prima in appennino, per scendere in Toscana, e risalire a San Pellegrino in Alpe; poi si punta a nord, verso il Po, Mantova e il Lago di Garda e si ritorna a casa…ma, fidatevi, è la strada giusta percorsa dalle persone giuste.

Note tecniche: a questi link il giro di San Pellegrino in Alpe – prima parte  San Pellegrino in Alpe – seconda parte e a questo la Randonnee autogestita

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”

 

 


 

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3 Replies to “L’immaginazione in fuga e le strade fantasiose”

  1. Non potete immaginare il piacere che si prova nel vedere persone impazzire e rompendo ogni quotidianità, andarsene in giro per puro piacere mentale, raggiunto attraverso la fatica fisica.
    Immagino che siate amici più che compagni di squadra! Devo ammettere che la foto sul lago dopo 200 km vi è venuta, leggermente, meglio di quella dell’arrivo. Forse la fatica?(sorrido chiaramente). le rando auto gestite danno ancora più sapore di quelle ufficiali a volte.
    Noto con piacere che l’unità d’Italia è stata fatta, purtroppo, da come racconti, attorno all’insulto al ciclista; dall’ alpi alle piramidi….
    Infine fatemi sapere come si fa ad andare 30/32 dopo 200 km io provo ammirazione ma anche devo dirlo..INVIDIA. Ci vediamo ad Acitrezza..almeno alla partenza

    • In effetti all’arrivo eravamo un poco stanchini e allucinati. Quanto a certi automobilisti c’è da avere paura, oltre all’insulto si esibiscono in manovre che fanno davvero temere per la nostra incolumità.
      Dopo 200 km puoi andare a 32 km/h se la strada è in leggera discesa e hai il vento a favore. Superata Riva del Garda la strada, in diversi tratto scende e, nel pomeriggio, sulla sponda veronese si può anche trovare il vento a favore.
      Ci si vede il 28 ad Acitrezza e imporremo al nostro Capitano Leo di tenere un ritmo più blando, altrimenti rischiamo di saltare per aria!
      Ciao Alfio e grazie 😉

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