Una storia di strade perdute e ritrovate: da Fivizzano al Passo del Lagastrello

Questa storia ha inizio otto anni fa, il primo di agosto del 2010; ed è una storia di strade perdute, cercate e ritrovate e di ciclisti “smemorati”. Insomma, per dirla con una espressione tanto cara a chi pratica la bicicletta, è una storia di “ciclismo ignorante”.

Facciamo un passo indietro

La memoria corre ad una domenica di agosto di otto anni fa. A quel tempo, chi scrive, si atteggiava ancora a ciclista “seria”, partecipava alle granfondo e, sebbene lo spirito agonistico non fosse particolarmente accentuato, un poco si applicava a “studiare” la gara in programma. E, così, programmava un minimo di allenamento sensato, cercando di costruire percorsi che potessero, se non simulare, quantomeno avvicinarsi, come difficoltà, all’impegno agonistico in programma.
La “regina” delle Granfondo, a quel tempo (ma ancora oggi), era la Oetztaler Radmarathon, in programma ogni anno, alla fine di agosto, a Soelden (Austria) : 238 km per 5500 d+…4 salite alpine di lunghezza variabile tra i 18 ed i 28 km…giusto due strappetti!
Se vivi in Emilia Romagna devi mettere in movimento tutta la tua inventiva e fantasia per disegnare un percorso che possa, almeno in parte, avvicinarsi a quel “mostro”! L’appennino è ostico da pedalare ma salite di tal fatta non è mica semplice trovarne…

Vincenzo “il Panno”, lanciò una proposta, memore di una sua partecipazione, alcuni anni prima, alla Granfondo Cooperatori di Reggio Emilia: “Perché non proviamo a fare il vecchio percorso della Cooperatori?!? Partendo da casa son più di 200 km e il dislivello è circa 4000 d+” – “Ok Panno, andiamo. Le conosci le strade?” – “Fino al Passo del Cerreto sì, poi si scende in Toscana, a Fivizzano, e da lì non me le ricordo molto bene. Si sale al Passo del Lagastrello, ma non so dove si prenda la strada. Forse da Licciana Nardi…bho…provaci a guardare Te che sai usare Internet!”

Dispositivi GPS, Garmin, STRAVA, non sapevo nemmeno cosa fossero…così mi misi all’opera con Google maps e Google earth. Individuai subito l’itinerario classico: Fivizzano – Licciana Nardi – Passo Lagastrello. Ma, osservando meglio, notai un’altra strada che, da Fivizzano, saliva direttamente al Passo Lagastrello, pareva snodarsi, per larga parte attraverso i boschi, e solo due erano i paesi attraversati dalla stessa. L’idea era di una strada poco trafficata, silenziosa, quelle che piacciono a me.
Stampai le indicazioni su un paio di fogli A4 e li riposi in una busta impermeabile…che se non hai il Garmin te ne costruisci uno artigianale!
E così il primo di agosto partimmo alla volta di Fivizzano con le indicazioni stradali ben custodite in una tasca della mia maglia.

Quel giorno faceva un caldo infernale e, quando arrivammo a Fivizzano, entrammo in un bar per bere qualcosa di fresco. Ricordo bene che l’età media degli avventori viaggiava intorno agli 80 anni…bene, pensammo, questi sono del paese e sapranno darci sicuramente qualche indicazione utile. Presi i fogli dalla tasca e li mostrai ad uno degli anziani presenti, mi guardò stranito, secondo me non gli era mai capitato di vedere una ciclista che girava con le cartine stradali in tasca…in ogni caso ci disse che eravamo sulla strada giusta, avremmo dovuto svoltare a destra e proseguire dritto sino al Lagastrello: “Non potete sbagliare, non c’è altra via”.

Ci rimettemmo in viaggio. Mano a mano proseguivamo il Panno alternava momenti in cui si diceva sicuro di averla già percorsa a momenti in cui si mostrava assai dubbioso: “Ma sei sicura che sia la strada giusta?”. La Carla, dal canto suo, guardava solo alla bellezza del luoghi: i fiori, le piante, i profumi, l’assenza di auto e ripeteva: “Guardate! Ma che bello, ma che posto meraviglioso! Abbiamo scoperto una strada nuova!”. Giunti nei pressi di Arlia, un incrocio ci imbrogliò, ed entrammo in paese per ritrovarci in una strada chiusa. “E adesso dove andiamo?” sbottò il Panno assai preoccupato. “Ritorniamo sulla strada principale e proseguiamo da lì!” Dopo alcuni km arrivammo a Comano, la temperatura superava abbondantemente i 30 gradi, non avevamo più acqua e non si vedevano fontane. Appena fuori dal paese trovammo un bar…dopo avere fatto scorta di acqua chiedemmo lumi alla barista su quanto mancasse al Lagastrello ma, soprattutto, se fossimo sulla strada giusta. Ci rassicurò, la strada era quella e, quanto ai km, ne mancavano ancora una decina. Ristorati e rinfrescati (per modo di dire), ci rimettemmo a pedalare e arrivammo così al Lagastrello!

Avevamo “scoperto” una strada nuova! Sicuramente poco conosciuta e battuta dai ciclisti delle nostre zone, tanto che, parlandone nei giorni successivi, nessuno mostrava di conoscerla o di averla mai percorsa.
Alla fine ne era uscito un giro importante: 225 km e circa 4000 d+.
L’Otztaler andò bene, nel senso che io riuscii a completarla, senza far troppi danni, in circa 12 ore e 20 minuti; quanto al Panno e alla Carla, beh loro son di una categoria superiore, e pedalarono lanciatissimi come due “Freccia Rossa”!

Le strade “parlate” e l’araba fenice

Spesso, nelle nostre chiacchiere ciclistiche quella strada, che da Fivizzano conduce al Lagastrello, veniva evocata. Ne parlavamo quasi fosse una creatura mitologica e a chi ci chiedeva dove fosse, non risuscivamo mai a dare una indicazione precisa…”ma sì, vai in centro a Fivizzano e, poi, la trovi”…tanto che qualcuno cominciò pure a dubitare che davvero esistesse e che realmente l’avessimo percorsa. Più ne parlavamo e più aumentava l’aura di mistero che la avvolgeva…lo stesso Panno sosteneva di non essere in grado di ritrovarla se mai fosse tornato a Fivizzano. Con il passare del tempo si stava trasformando in una sorta di Araba Fenice: “che vi sia ciascun lo dice; dove sia nessun lo sa”!
Durante questi otto anni l’abbiamo molto parlata quella strada ricordando gli ulivi centenari nei primi km, le varietà di fiori presenti, i cavalli di Comano, le Alpi Apuane in lontananza…stranamente non abbiamo menzionato le pendenze, la pedalabilità o meno della stessa…proprio strano questo fatto…

La strada ritrovata, i ciclisti smemorati e il ciclismo ignorante

Torniamo ai giorni nostri, due settimane or sono, mi chiama il Panno: “sabato 14 luglio andiamo al Passo del Cerreto, scendiamo a Fivizzano e risaliamo al Lagastrello dalla strada che conosci solo tu!” – “Guarda Panno che la conosci pure Tu” – “No, devi esserci Tu, altrimenti io e la Carla ci perdiamo” – “Panno ma sono 225 km, è da metà giugno che faccio solo giri corti e non ho quasi più pedalato in salita” – “Fai le randonnee quindi riesci a fare anche questo giro! Dai, il 14 vieni! Studia la strada che non andiamo a perderci!” – “Ok Panno, agli ordini! Il leone e le due leonesse tornano in strada a pedalare insieme!”
Giovedì 12 luglio mi metto all’opera con Garmin Connect e traccio il giro…osservo il dislivello indicato, rimango perplessa…possibile?!? 4300 d+?!? Di nuovo esamino il grafico, la traccia, le singole strade…ma quanta salita c’è?!?

Pedalo, con la testa, km per km ed ho una certezza: questo è il “giro ignorante” per eccellenza! Tutta l’essenza delle strade appenniniche è concentrata qui: la discesa è una chimera, scollini ma per rientrare in pianura continui a salire! No, non è un paradosso, è l’Appennino, illusorio e ingannatore. L’ho già scritto altre volte, la discesa non esiste! Arrivi sul passo, la strada scende per alcuni km e poi risale, e così all’infinito…ora capite da dove esce tutto quel dislivello?!?
Per portare a casa il giro bisogna partire presto, anche perché noi ce lo vogliamo godere, non abbiamo numeri attaccati sulla schiena, pedaliamo per il piacere di farlo e se ci va di bere una birra o una coca ci fermiamo e la beviamo! Se ci va di fare una foto ci fermiamo e scendiamo dalla bici. Ci son tutte le premesse perché questo giro si trasformi una randonnee autogestita, il kilometraggio c’è e c’è pure un dislivello da classificarla come extreme!

Sabato 14 luglio, alle 5,50 ci troviamo in bar, un caffè veloce e si parte.
Pochi kilometri, superiamo Castellarano e il primo tratto “ignorante” è lì che ci aspetta: la “Cavriana”. Poco più di un km di strada che non si sa come affrontarlo, la pendenza non è eccessiva, circa 6%, eppure, ogni volta, è una fatica immane, uno sbriciola gambe!
Dopo circa 43 km, tutti controvento, tra saliscendi e fondovalli , affrontiamo la prima salita che ci condurrà a Castelnovo né Monti (RE). Cinque km regolari, di quelli che pedalarli è un piacere, con la Pietra di Bismantova sempre ben in vista.

Fivizzano

Superato Castelnovo né Monti sono in agguato altri 4 km ignoranti: Monteduro! Anche qui le pendenze non sono mai eccessive eppure io riesco a litigarci ogni volta…devo ancora capire quale sia il pignone giusto per affrontarli senza dilaniarmi le gambe…
Ecco le indicazioni per Cervarezza e Ramiseto, dai 500 metri e questa agonia è terminata. Finalmente si prosegue in quota fino a Collagna, il caldo è mitigato da una piacevole aria fresca. Tra chiacchiere, soste alle fontane

Fivizzano

e qualche foto arriviamo all’attacco della salita che porta al Passo del Cerreto: 10 km a corrente alternata, tratti pedalabili e tratti a doppia cifra.
Veniamo raggiunti da due ciclisti, uno scambio di battute e scopriamo che hanno intenzione di fare il nostro stesso giro…però non paiono convintissimi, lamentano poco allenamento, l’eccessivo kilometraggio del giro, le salite molto impegnative…compare l’Alpe di Succiso e le loro parole diventano un eco lontano, indistinto.

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Alle 10,45 siamo al Passo del Cerreto, ci sta una sosta panino e coca.

Fivizzano

Quando risaliamo in sella lancio uno sguardo alle indicazioni stradali: Fivizzano km 18. Bene, penso, 18 km di discesa…e, invece, no…si scende, poi, si sale un poco, poi mi viene il nervoso e me lo faccio passare anche subito, non è che mi posso mettere a litigare con la conformazione del nostro appennino!

Fivizzano

Scendendo verso Fivizzano

Finalmente Fivizzano!
“Dai Cinzia, vai davanti Te che sai la strada” – “andiamo in centro e vedrai che non ci sbagliamo” In effetti è così, riconosciamo il bar dove ci fermammo otto anni fa e la strada in cui svoltammo. Perfetto! “Cinzia sei sicura? Andiamo bene?” – “Sì è questa la strada…adesso chiediamo conferma a quei due ragazzi” E la conferma arriva puntuale; per maggior sicurezza metto il Garmin in modalità navigazione: siamo in traccia, la strada è giusta.

Gli ulivi ci sono ancora tutti, le abitazioni affacciano direttamente sulla strada, quasi sembra di entrare in casa di chi vive lì. Mano a mano saliamo è un tripudio di fiori: le ginestre, i garofani selvatici, le bocche di leone, il finocchietto selvatico…colori e profumi che ingannano la fatica dei primi km! “Carla, Panno, dai non sembra sia così impegnativa”

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A volte è meglio tacere…sì perché non finisco di pronunciare queste parole che la strada si impenna improvvisamente…i successivi 6 km vedranno le pendenze oscillare tra il 10% ed il 16%! Ma possibile che otto anni fa abbiamo pedalato qui e ci siamo completamente dimenticati di quanto fosse “cattiva”?!? Possibile…vuoi che avevamo qualche anno in meno, vuoi che eravamo più allenati, vuoi che si tende a rimuovere la fatica eccessiva, sta di fatto che io e il Panno rimaniamo basiti da questo “trita gambe”. E la Carla? Beh lei sale lieve come una piuma, la fatica non sa cosa sia…”guarda che bella strada, non è così impegnativa”. Cosa le vuoi dire? Niente, lei ha la gamba, e io no, o meglio io ho la “gamba marcia”! Il caldo picchia forte, letteralmente grondo di sudore, le gambe non ce la fanno più, ho girato troppo poco in queste settimane…forse è stato un azzardo questo giro…vabbè prima di perdere l’equilibrio sgancio il pedale e metto il piede a terra: ”Carla faccio due passi…è troppo per me” – “Dai Cinziona tieni botta…qua spiana”.

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Arrivo, camminando, a un tornante, in effetti la pendenza pare meno severa; risalgo in bici e mi avvedo che avevo ancora un pignone…ma che suonata! Salivo con il 27 e avevo a disposizione anche il 32…mi si era proprio spenta la luce…riprendiamo a pedalare, qualche centinaio di metri e vediamo il Panno fermo, appoggiato al guard rail, accanto al cartello “Comano”…penso che forse la parte più impegnativa è terminata, lo penso piano che non si sa mai…il Panno non si capacita ancora della cattiveria di questa strada…”Speriamo ci molli un po’…” “Sì Panno speriamo… intanto andiamo in paese a cercare il bar”

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La strada scende, finalmente un po’ di tregua, per poco eh che ci abituiamo male…un paio di km fuori Comano ritroviamo il nostro bar.

Fivizzano

Ci accolgono con un bel fare sorridente un ragazzo e una ragazza, fuori ci sono due motocrossisti, tempo trenta secondi e siamo amici con tutti! E via a raccontare di strade, percorsi e km…la regola della bici non sbaglia: scendi, saluti, sorridi, ti siedi un momento e si radunano tutti lì a far due chiacchiere. Ma non possiamo indugiare più di tanto, abbiamo ancora molti km da percorrere. Si riparte, dal Lagastrello ci separano ancora 10 km. Si sale più dolcemente, la vegetazione cambia, compaiono i pini, le mucche al pascolo e si distingue il profilo delle Alpi Apuane.

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Le nuvole ci aiutano, coprono il sole e il caldo concede una tregua, adesso si pedala davvero bene. Sulla sommità del Monte Giogo vediamo le parabole della ex base NATO (magari la prossima volta saliamo sin lassù), non dovrebbe mancare molto al Lagastrello. La strada prende a scendere, segno che siamo appena transitati dal Passo Giogo, un paio di km e arriviamo al Lagastrello.

Fivizzano

Otto anni ci sono voluti ma la strada l’abbiamo ritrovata, non era un’araba fenice, è sempre stata qui! Però non si palesa a tutti, sceglie con cura le persone a cui mostrarsi, a cui aprire porte e braccia. Schiva, introversa, è una strada sensibile; si lascia trovare da chi sente, vede e coglie tutta la sua bellezza, a tratti celata sotto una coltre ruvida che graffia la pelle ma, che se solo hai la pazienza di scostarla appena, diviene morbida e lieve come una carezza.
Sono un immenso patrimonio da preservare queste strade, sono poesia, romanzi popolari, racconti di donne e uomini, sono i fiori, gli alberi…sono noi.

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Ritorno a casa

Dai siamo al Lagastrello adesso si scende…sì, ciao! 85 km ancora ci separano da casa e di questi, a esagerare, saranno circa 20 quelli di discesa effettiva. I restanti fanno venire il “mal di mare”, in un continuo ondeggiare tra risalite, repentine discese e falsipiani…un toccasana per le gambe! Si fa, poi, presto ad accumulare un dislivello importante.

Quasi impercettibilmente si scende di quota, dall’alto appennino arriviamo alla collina e, finalmente, in pianura…siamo a casa: 220 km percorsi e 4352 d+! Un giro da “bimbi grandi” tra Emilia e Toscana, alto appennino e Lunigiana,  una randonnee a tutti gli effetti…che, poi, si potrebbe pensare di organizzarla davvero una rando su queste strade, chissà…
Qualcuno mi ha chiesto dove lo troviamo il “coraggio” di salire in bici per affrontare così tanti km  e sopportarne la fatica…non lo so, forse ci vuole solo un poco di incoscienza ed inconsapevolezza, forse basta lasciarsi trascinare senza pensarci troppo, perchè, a volte,  il ponderare, il soppesare e l’analizzare diventano un freno e, poi, finisce che ti accontenti e ti perdi quanto di bello c’è intorno a te!

A questo link il giro Passo del Cerreto – Fivizzano – Lagastrello e ritorno

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”

 

 

 

 

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One Reply to “Una storia di strade perdute e ritrovate: da Fivizzano al Passo del Lagastrello”

  1. Per andare dove devo andare, per dove devo andare? La famosa frase di un film di Totò mi sembra calzi a pennello.
    Cara Cinzia, io non lo so se tu scriverai un libro, ma intanto raccolgo su un file word, i momenti in cui mi sembra che la tua prosa si accenda e voli ..
    “Però non si palesa a tutti, sceglie con cura le persone a cui mostrarsi, a cui aprire porte e braccia. Schiva, introversa, è una strada sensibile; si lascia trovare da chi sente, vede e coglie tutta la sua bellezza, a tratti celata sotto una coltre ruvida che graffia la pelle ma, che se solo hai la pazienza di scostarla appena, diviene morbida e lieve come una carezza.”
    minchia. signor tenente! Mica male per una ciclista amatoriale…
    Per tornare al tuo racconto, è molto bello,suggestivo perchè ognuno di noi può rivivere qualche momento dei tanti giri in strade in parte sconosciute.
    Una volta ho chiesto indicazioni, e dei signori seduti al fresco che mi hanno detto : di là, ma è una salita durissima!; ho risposto: sono sposato da più di 25 anni pensate che possa farmi paura? Ancora ridiamo…(le battute sul matrimonio funzionano sempre).
    Chiaramente ci si ricorda di quella tua cara amica che si chiama fatica e soprattutto del silenzio di quando lasci strade le statali e ti immergi nella natura(che poi come ben sai silenziosa non è).
    Buone cose e fatti leggera ancora.
    PS Adesso da Paolino mi sto facendo raccontare la guerra in Bosnia.