Randogiro dell’Emilia 2022

Premessa

Il Randogiro dell’Emilia 2022 non era tra i miei obiettivi o, meglio, lo era ma come facente parte dello staff dell’organizzazione. Quindi avrei dovuto essere presente alla partenza, ai punti di controllo e all’arrivo ma non avrei dovuto pedalarlo.
Ma, come già più volte avevo scritto nei miei post precedenti, da due anni a questa parte la mia programmazione  ciclistica subisce, costantemente, dei cambiamenti, lo “stop and go” è un po’ la mia cifra. La programmazione di quest’anno, in particolare, prevedeva “La Ravorando” di Bologna (un bel 400 km), la “100 di Oriani” (600 km) e, udite udite, Alpi4000!! 
Bene “La Ravorando” e la “1000 di Oriani” son saltate per motivi di familiari e, lo stesso, salterà Alpi4000 sempre per motivi familiari e di lavoro.
Accidenti, però, un 600 km mi servirebbe, vedi mai che decido l’anno prossimo di fare la Parigi Brest Parigi…provvidenzialmente Paolo mi informa che intende partecipare al Randogiro dell’Emilia, un rapido consulto con lo staff dell’organizzazione per capire se la mia assenza può creare problemi: “nessun problema, vai tranquilla e iscriviti”. 
Bene, procedo con l’iscrizione e sabato 4 giugno sono alla partenza.

Sabato 4 giugno: primo anello

Alle 7,00 sono a Spilamberto (Mo). Dopo pochi minuti arriva Paolo e sopraggiungono gli amici di Sassuolo (Mo) con cui sono solita pedalare: Anna, Rosanna e Amos. Ebbene sì, dopo tanto sentir parlare di randonnee, anche loro decidono di partecipare al brevetto di 200 km. Prepariamo le bici e, piano piano, arrivano gli amici randonneur da fuori provincia e regione: Monica, Marilena, Nadia, Franco, Rosanna, Gaspare, Oscar, Donato, Paolo, Saimon, Claudio, Loredana, Antonio, Ivan, Claudia, Loredano, Michele…

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Alle 8,00 Lorenzo dà il via alla manifestazione. La partenza è piuttosto “allegra”, il ritmo di pedalata è quello di una granfondo. Dopo una decina di km rallentiamo il passo e si forma un gruppetto con cui pedaleremo per tutti i primi 200 km: io, Paolo, Anna, Rosanna, Amos, Andrea di Trieste, Roberto e Marlis di Bolzano. In men che non si dica arriviamo a Carpi, ove è situato il primo controllo. Il tempo di timbrare la carta di viaggio e rifornire le borracce e si riparte alla volta di Roncolo (RE).

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L’andatura è sempre sostenuta, il tipico caldo/umido della pianura padana comincia a farsi sentire…magari sarebbe meglio rallentare un po’ ma le gambe girano ancora bene e non ci pensiamo (poi la pagheremo nel secondo anello).

La pianura sino a Sant’Antonino e i dislivelli per Roncolo scorrono veloci sotto le ruote.
Dopo 100 km siamo al Bar Barabba, dove è posto il secondo controllo. Qui ce la prendiamo con più calma, apposto il timbro sulla carta di viaggio, ci concediamo un buon panino ed una coca. Meglio mettere benzina in corpo perchè, poi, dovremo affrontare diversi km di salita.
Ripartiamo con un ritmo più tranquillo, da Puianello di Albinea (RE) la strada inizia a salire, e così per circa 12 km sino a Casina (RE). La salita è dolce e pedalabile, la difficoltà vera è rappresentata dal caldo che, adesso, picchia forte.
A Casina la fontana, posta in piazza, ci consente di rinfrescarci ed affrontare, così, il successivo tratto di saliscendi sino a Carpineti.

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Da qui procediamo per alcuni km in leggero falsopiano a salire sino a Baiso. La veloce discesa sino a Roteglia ci consente di recuperare le forze e far riposare la gambe.
Dai, adesso è tutta pianura sino a Spilamberto…mica vero, sì perché a Castelvetro ci aspetta Via del Cimitero! Già il nome è tutto un programma e non fa presagire nulla di buono: un chilometro e mezzo al veleno! Strappi a doppia cifra che, dopo 195 km, fanno urlare le gambe…
Intorno alle 18,00 siamo a Spilamberto. I primi 200 km sono terminati.

Rosanna, Amos, Anna e Marlis conquistano il brevetto da 200 km. Ovviamente non può mancare la foto di rito con il tabellone del Randogiro dell’Emilia. 

Randogiro

Per me, Paolo, Andrea e Roberto, invece, la randonne continua. Prima, ovviamente, ne approfittiamo per ristorarci con un buon piatto di pasta…ci aspetta una lunga notte sui pedali, meglio rifornirsi a dovere di carboidrati.

Secondo anello: una notte in bici

Intorno alle 18,40 risaliamo in sella in direzione Sassuolo…passiamo a 300 metri da casa mia e, subito, si materializza la fortissima tentazione di mollare tutto, salire in casa e bere una buona birra. Per fortuna la testa è ancora sufficientemente salda e mi dice di proseguire per Prignano. Mano a mano saliamo il caldo diminuisce e la temperatura si fa più sopportabile. Ci coglie l’ora del tramonto e non possiamo fare a meno di fermarci per assistere allo spettacolo e scattare qualche foto. E’ il bello delle randonnee: il piacere di guardarsi intorno, di fermarsi per cogliere un’immagine, un colore, un profumo.

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Oltrepassato Prignano comincio a sentire un fastidio allo stomaco accompagnato da un senso di nausea…non ci posso credere, la stessa cosa mi è successa alla Randonnee di Oderzo. Si addensano brutti pensieri, il ricordo di quegli ultimi interminabili 100 km, dal Passo San Boldo ad Oderzo, una sofferenza pura.
Quasi mi convinco che la scelta migliore sia quella di arrivare a Serramazzoni e, poi, ritirarmi.
Paolo, Andrea e Roberto, saggiamente, propongono una sosta al bar per un tè caldo…dai, può essere che il malessere passi e, così, riesci a proseguire. In effetti il tè caldo mi sistema un poco lo stomaco. Ripartiamo e, giunti a Pavullo, il malessere è scomparso.
Affrontiamo la lunga discesa di Renno, al termine della quale è posto il quarto controllo. Ci sono Giuliano ed Enrico ad attenderci, ormai è notte fonda e noi siamo gli ultimi. Timbriamo e ci fermiamo  una decina di minuti. 
Ormai ho anche perso la cognizione del tempo, d’altro canto sono tre anni che non pedalo di notte.
Ripartiamo, percorriamo qualche km sulla fondovalle Panaro sino ad imboccare la salita per Samone. La pedalata si fa più lenta ma un improvviso rumore a lato strada ci fa accelerare: abbiamo tutti avuto la netta sensazione che si trattasse di un cinghiale…nel dubbio meglio allontanarsi velocemente.

Alle 2,30 arriviamo a Samone, un paio di panchine ci invitano ad una sosta. Meglio non rischiare di essere colti da un colpo di sonno

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Ripartiamo e alle 3,30 raggiungiamo Zocca. Immancabili le foto nel centro del paese.
Dai, siamo a buon punto, le salite sono, di fatto, terminate, da qui a Montepastore è un alternarsi di discese e risalite. 

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Mentre pedalo cerco di tenere a bada la sonnolenza concentrandomi sui suoni della notte: mi ero dimenticata dei concerti cui danno vita gli uccelli nelle ore notturne, una teoria di cinguettii che, a momenti, diventa quasi sinfonia.
Verso Tolè il bisogno di dormire si fa incombente ma a risvegliarmi ci pensa un tasso che corre a lato strada.
Davanti alla Chiesa di Tolè due panchine chiamano: nemmeno il tempo di appoggiarci che ci addormentiamo. Giusto dieci minuti, il tempo per staccare  e far rifiatare testa e gambe.
Le luci dell’aurora preannunciano il nuovo giorno, risaliamo in sella e, all’alba, siamo nei pressi di Montepastore. Dai che la salita è finita davvero! 

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La discesa è un toccasana, il vento fresco in faccia ci dà la sveglia, manca giusto un caffè…ma ecco che notiamo una pasticceria aperta: sosta obbligata! Un ottimo caffè, due paste e la giornata comincia subito bene.
Al termine della discesa siamo a Zola Predosa, alla rotonda del Pilastrino: sosta selfie, è l’ultimo controllo del 400 km.

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Sentiamo che la meta è vicina, le gambe riprendono vigore e velocemente ci dirigiamo verso Spilamberto.
Alle 7,40 terminiamo il secondo anello con 400 km nelle gambe.
Andrea e Roberto hanno conquistato il loro brevetto; e io e Paolo che facciamo? Ripartiamo per il terzo anello o ci fermiamo qui? Che dire?!? Per oggi può bastare anche per noi. Forse si poteva osare ma quando gambe e, soprattutto, testa ti dicono che non ce n’è più è meglio ascoltarle e accontentarsi.
L’appuntamento con il brevetto da 600 km è solo rimandato…in fondo ai primi di settembre è in programma la Verona – Resia – Verona, quasi quasi…

Randogiro

Il Randogiro dell’Emilia non delude mai, anche se le strade le conosco a memoria, è sempre un piacere pedalare nell’essenza dell’Emilia: pianura, collina e appennino. E condividere questi luoghi con gli amici vecchi e nuovi, soprattutto far conoscere la mia terra a chi, per la prima volta, viene qui a pedalare.
E’ stata davvero una bella randonnee, condivisa con dei meravigliosi compagni di viaggio tanto nel primo anello che nel secondo.
Un ringraziamento particolare lo voglio mandare a Paolo, Andrea e Roberto che mi hanno spronata a continuare nonostante il malessere che mi aveva preso allo stomaco. Fossi stata da sola, probabilmente, sarei tornata a casa. Grazie, la conquista di questo brevetto è merito anche vostro.
E grazie a Rosanna, Anna e Amos per avere accettato l’invito a partecipare al brevetto da 200 km: mi fa molto piacere che abbiate conosciuto il mondo delle randonnee e spero che questa sarà solo la prima di tante altre partecipazioni.

La lezione del Randogiro dell’Emilia

Come scrivevo all’inizio di questo lungo post, per il 2022 avevo programmato diverse randonnee con l’obiettivo di arrivare, più o meno preparata, a partecipare ad Alpi4000. 
Bene, è saltato quasi tutto! Avevo due alternative: mollare tutto e lamentarmi di un destino cinico e baro, oppure riprogrammare e individuare un nuovo obiettivo alla mia portata.
La seconda alternativa mi è parsa la più logica perché lamentarsi ci può stare, ci mancherebbe, ma sicuramente non ci sta indugiare nel lamento. Se ci fermassimo al lamento non faremmo più nulla. Come scrive e dice la Dott. ssa Silvia Rizzi, psicologa dello sport, “Allena la mente e non il lamento”.
Allenare la mente significa saper rivedere e riprogrammare anche in base ai mille imprevisti che possono capitare. Se prendiamo una strada e ci avvediamo che non è quella giusta oppure capiamo che non possiamo percorrerla sino in fondo, beh, poco male, ritorniamo per un tratto sui nostri passi e cerchiamone una diversa, più consona alle nostre gambe e ai passi che siamo in grado di percorrere.

Ecco, questo mi ha confermato il Randogiro dell’Emilia. Se non posso partecipare alla “Ravorando”, alla “1000 di Oriani” e ad Alpi4000, trovo un brevetto diverso, che sia alla mia portata e non vada in conflitto con i problemi/limitazioni del momento.
Lo so, volevo portare a termine i 600 km, ma anche qui, strada facendo ho capito che difficilmente ce l’avrei fatta. E, quindi, in corsa, ho ridimensionato l’obiettivo: porto a casa 400 km e, tra un paio di mesi, riprovo con i 600 km.
Dai, la testa, a mio modo di vedere, ha fatto un buon lavoro anche questa volta. Credo di averla allenata abbastanza bene. Ringrazio Silvia Rizzi per avermi spronato con i suoi consigli e confermato di essere sulla via giusta.

Ringraziamenti

Per concludere voglio ringraziare Lorenzo, Giuliano e Daniele, le anime del Randogiro dell’Emilia sin dalla prima edizione (anno 2005), per avere ideato questo bellissimo percorso strutturato in tre anelli e per avere assicurato la loro presenza 24 ore su 24 garantendo assistenza a tutti i partecipanti.
Un ringraziamento particolare va alla Polisportiva Spilambertese per la logistica ed i volontari che hanno garantito per tutte e due le giornate i servizi a disposizione dei partecipanti (mensa, docce, dormitori ecc.). E, per finire, un ringraziamento a Eros, Paolo, Massimo, Enrico e Patrizia che hanno garantito la presenza al momento delle iscrizioni ed ai punti di controllo dislocati lungo il percorso.
E, ancora, grazie a Francesca che, non potendo pedalare il brevetto, ha garantito la sua presenza a Spilamberto nella giornata e nella notte di sabato.

Arrivederci a tutti nel 2023 per una nuova edizione del Randogiro dell’Emilia!!

A questi link i dati dei due anelli del Randogiro dell’Emilia 400 Km:

Randogiro dell’Emilia prima parte  Randogiro dell’Emilia seconda parte

Le fotografie sono state scattate da me, Daniele Levoni e Roberto Chiereghin.

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”

 

 

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5 Replies to “Randogiro dell’Emilia 2022”

      • Il ringraziato ringrazia, sui pedali e nell’ organizzazione la nostra cara Cinzia ci ha dato tanto, GRAZIEEEE, con suggerimenti, controlli percorsi, pubblicità ed alla fine sudore e fatica, ha raggiunto un suo obbiettivo.
        Nonostante tutto continuiamo ad organizzare il Randogiro dell’ Emilia, e cercheremo di migliorarci ancora, da parte mia mancano tante foto che avrei voluto fare, ed un sottofondo musicale al vostro arrivo, avevo già individuato una lista di brani da proporre, ma per una serie di cose non sono riuscito a realizzarla, sarà un impegno per la prossima edizione.
        Vi aspettiamo,
        Saluti Levvo

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