Randogiro dell’Emilia: un’avventura a due ruote lunga 600 km

image

Eros, Cinzia e Sonia: pronti per partire

Ho sempre pensato che raccontare una randonnee, in maniera efficace, sia un esercizio alquanto difficoltoso soprattutto per chi, come me, non narra storie di mestiere. E allora proverò, sperando di non cadere nel didascalico, a descrivere i quadri, le immagini più significative di questa avventura a due ruote.

Il percorso del “Randogiro dell’Emilia” è di quelli che incutono preoccupazione già alla sola visione e descrizione: 600 km e 5500 metri di dislivello attraverso le province di Modena, Reggio Emilia, Parma, Bologna e con un breve sconfinamento in Toscana. Le strade ed i luoghi, per gli emiliani come me, sono ben conosciute e meta di innumerevoli giri in bicicletta. E proprio questa approfondita conoscenza accresce la preoccupazione: le salite collinari ed appenniniche sanno trasformarsi di ripide erte spacca gambe.

Si parte alle h. 9,00 di sabato 4 giugno 2016 da San Vito di Spilamberto (Mo). Il Facebike team, la squadra di cui faccio parte, è rappresentata da me, dalla “capitana” Sonia e da Eros. Si uniscono a noi gli amici Paolo, Michele e Stefano. E per un tratto ci terranno compagnia anche Antonella e Nazzareno.

I primi 300 km mi sono molto familiari, sono le strade di casa, quelle dove pedalo più frequentemente.

Valle dell’Enza da Sella di Lodrignano (PR)

Preceduti da un cielo plumbeo e da nubi cariche di pioggia, dopo avere percorso circa 100 km di strade di pianura, a Traversetolo (PR) finalmente ci immettiamo nella verde valle dell’Enza la cui strada sale dolcemente a Sella di Lodrignano. I volti sono sorridenti, fiduciosi, soprattutto ignari della teoria di salite che, di lì a poco, ci avrebbe atteso.

image

verso Gombio

Lasciata la valle dell’Enza sono le terre di Matilde di Canossa ad accoglierci. Imboccata la strada per Trinità la storia con la S maiuscola ci accompagna durante l’ascesa. Riecheggiano i nomi di Matilde di Canossa, Enrico IV e Papa Gregorio VII, e la strada abbandona gentilezze e riguardi per divenire prima severa e poi sgarbata. I sorrisi lasciano il posto a espressioni di fatica e le parole diventano mute, non c’è più fiato da sprecare! Si sale a piccoli gruppi ma in realtà soli, perché non c’è nessuno che spinga sui pedali al tuo posto.

Seguendo il profilo delle colline di Canossa arriviamo a Castelnovo né Monti al cospetto di quell’unicum che è la Pietra di Bismantova. Questa vigilerà su di noi sino a Sologno, accompagnandoci sulle rive della Secchia e attraverso la valle dei gessi triassici.

Pietra di Bismantova

Pietra di Bismantova

A queste latitudini il passaggio della auto si fa rado e le strade sono gentili con i ciclisti ed i pedoni e anche la pedalata si fa più lieve. Anzi diventa una festa alla vista di un ristoro. Dopo 200 km di pedalata ci attende un piatto di pasta ed una birra fresca.

Recuperate le forze si riparte, ci aspettano 100 km in un rapido alternarsi di fondovalli, salite e discese per giungere nuovamente a San Vito a sera inoltrata.

Prignano sulla Secchia

Prignano sulla Secchia

Ridendo e scherzando i primi 300 km li abbiamo conclusi; gli amici Eros e Paolo decidono che la loro avventura termina qua e ci mancheranno moltissimo nel proseguo.

Dopo una doccia, un piatto di pasta e un po’ di riposo io, Sonia, Michele, Stefano e Loris risaliamo in sella.

Sonia al passaggio dei 300 km

Sonia al passaggio dei 300 km

Purtroppo, dopo nemmeno 10 km dalla ripartenza, una caduta costringe al ritiro Loris, a cui va un corale in bocca al lupo e l’augurio di rivederlo presto in sella.

Rimaniamo in quattro a pedalare nella “noiosa” pianura emiliana. La notte è, per certi aspetti, affascinante ma nasconde anche insidie e pericoli: la stanchezza e il colpo di sonno sono sempre in agguato.

Verso le h. 4,00 della mattina, transitando per Castenaso (Bo), quattro panchine ci strizzano l’occhio e ci chiamano a loro: è stato impossibile resistervi! Un sonnellino di mezz’ora fa miracoli in queste situazioni.

Recuperate forze e lucidità si riparte alla volta di Imola, superata la quale ci attende la lunga ed estenuante ascesa al Passo della Futa.

In un alternarsi di sali scendi, immersi nel verde appennino bolognese, attraverso i segni della seconda guerra mondiale (la linea gotica si sviluppa anche attraverso questo crinale), giungiamo all’erta finale che conduce al valico: 5 km di sofferenza pura.

I kilometri percorsi, a quel punto, erano già 450 e su di me calava la notte, le lampadine si spegnevano ad una ad una, le energie residue erano veramente ridotte ai minimi termini. Superato il valico della Futa si procedeva ad una ricarica energetica (panino al salame) che consentisse di riaccendere almeno una lampadina per percorrere i restanti 150 km.

Da Castiglione dei Pepoli a San Lorenzo in Collina, incontrando i laghi Brasimone e Suviana e la Rocchetta Mattei, pare di pedalare all’interno di un quadro.

Rocchetta Mattei - Grizzana Morandi (Bo)

Rocchetta Mattei – Grizzana Morandi (Bo)

salendo verso Cereglio (Bo)

salendo verso Cereglio (Bo)

La calda ed assolata ascesa a Cereglio vede mitigata la fatica dalle visioni che regala, è una strada balcone, un davanzale cui affacciarsi per catturare un po’ di bellezza. Le gambe, ovviamente, dicevano tutt’altro, bruciavano ed imploravano riposo. E, così, giunti in paese, alla fonte dell’acqua “Cerelia” le abbiamo accontentate con un sosta.

sosta e Cereglio (Bo)

sosta e Cereglio (Bo)

Risaliti in sella la strada che avrebbe dovuto condurci in pianura, facendosi beffe di noi, ci illudeva con brevi tratti di discesa per poi subito risalire. Ho avuto la strana sensazione di arrivare in pianura continuando a pedalare in salita! Comunque sia, ormai mancavano poco più di 40 km al termine, di cui solo 2 di salita, ormai era fatta.

I pensieri cominciavano a prendere il posto della fatica, ripercorrevo tutta la strada fatta dal 25 aprile 2015 quando, accettando l’invito di Sonia, partecipai alla randonnee di Gambettola di 400 km.

E accompagnata da questi pensieri mi sono ritrovata a San Vito: 600 km portati a termine. Quanta strada da quel 25 aprile di un anno fa. Piano piano, una pedalata dietro l’altra, sono riuscita a completare il ciclo di brevetti per conquistare la maglia della nazionale randonneer e ad ottenere il brevetto da 600 km per potere partecipare alla “1001 miglia”.

Abbiamo terminato i nostri 600 km, ognuno con un suo obbiettivo personale, stanchi ma soddisfatti.

Da parte mia va un grazie di cuore e un grande abbraccio a Sonia, Michele e Stefano, nonché ad Eros e Paolo, per il loro supporto.

Penso che ci siamo aiutati vicendevolmente, ognuno per quanto ha potuto e che, comunque, in quel contesto è sempre il massimo che si può dare.

Questo è lo sport e la vita che ci piace vivere. Arrivederci a presto sulle strade del mondo.

Sonia e Cinzia brevettate e omologate: abili per la "1001 miglia"

Sonia e Cinzia brevettate e omologate: abili per la “1001 miglia”

Di seguito i link ove è possibile visionare l’intero percorso:

Randogiro dell’Emilia: primo segmento Randogiro dell’Emilia:secondo segmento Randogiro dell’Emilia: terzo segmento

 

Print Friendly, PDF & Email

12 Replies to “Randogiro dell’Emilia: un’avventura a due ruote lunga 600 km”

  1. Bel fotoracconto , come sempre è un piacere leggerTi e soprattutto condividere qualche tratto di strada di questo bel paese 🙂 a presto !

  2. Bellissimo racconto!.. Felice di aver condiviso con te un pò di strada in sana allegria 🙂 … Grande Cinzia, alla prossima puntata 🙂

    • Grazie Rosanna, felice anche io di avere fatto un po’ di strada con Te, ci si vede presto 😉