Quando la bici diventa una matita

Pensieri a matita

Qualche giorno fa, navigando su Twitter, ho incontrato questo hastag #PensieriAMatita (lanciato dall’account @#unTemaAlGiorno); di primo acchito son rimasta perplessa. Mi son chiesta se avesse senso un pensiero a matita. Pare così fragile, troppo facile da cancellare; quando, invece, un pensiero andrebbe conservato, preservato, per quanto strambo o sbagliato possa essere.
Poi, riflettendo meglio, mi è sovvenuto che un senso c’è e, anzi, forse sono proprio i pensieri vergati a matita quelli che restano, quelli dove trovi le risposte che cerchi.

Un celebre aforisma di Guy Demaysoncel recita: “La bicicletta è la penna che scrive sull’asfalto”.
Io dico che la bici può essere paragonata più ad una matita e le strade alle pagine di un quaderno.

Strade 

Ci sono strade sulle quali, sovente, pedaliamo; sono quelle a cui siamo più legati, perché lì abbiamo dato i primi colpi di pedale, oppure perché sono comode da raggiungere quando il tempo è poco per permetterci una lunga pedalata. Ogni volta che le percorriamo è un ritornare su nostri passi; e chissà quanti pensieri abbiamo disseminato su quelle strade e quante volte li abbiamo mutati, corretti. 
E allora la bici diventa davvero una matita con la quale incidere i nostri pensieri, i nostri interrogativi per, poi, ritornarli a leggere e, magari, cambiarli, o trovare una risposta diversa, cancellare gli errori e individuare una via per rimediarvi.

Son convinta sia anche per questo che siamo legati a certe strade, perché lì abbiamo scritto e continuiamo a scrivere incessantemente. E perché su quelle strade pensiamo possano nascondersi le risposte e sempre lì torniamo per stanarle.

Quando, dopo più di un mese di lontananza dalla bici a causa di una piccola frattura alla mano destra, son risalita in sella, la mia due ruote non ha avuto dubbi, e mi ha condotta sulle strade del “giro dell’oca” (le campagne e colline intorno a casa). Sono strade che avrò  percorso centinaia di volta, e non è un caso che la bici mi abbia portato lì. Su quelle “pagine/strade” ho scritto migliaia di pensieri, lasciato altrettanti interrogativi e scovato qualche risposta. 

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Lì, mentre pedalavo, ho preso decisioni che parevano irrevocabili per, poi, qualche tempo dopo, mutarle: almeno dieci volte ho maturato l’intendimento di lasciar perdere il ciclismo e, altrettante volte, son ritornata sui miei passi; su quelle strade ho deciso di partecipare alla Paris Brest Paris, ho meditato più volte di rinunciarvi per risolvermi, infine, a partire per Parigi (e mai decisione fu più saggia!). 
Insomma ho scritto, ho riletto, ho cancellato e ho corretto…non è, poi, mica così fragile un pensiero a matita, è solo più malleabile! Forse bisognerebbe scriverli sempre a matita i pensieri, liberarli dall’assolutezza e lasciarli liberi di muoversi e di mutare.

E, allora, quale matita migliore con cui scrivere se non la bici?!? Mai statica, sempre in movimento, flusso di novità e cambiamento. Insomma una matita capace di scrivere centinaia di pagine/strade da leggere, rileggere e, perché no, riscrivere!

Uno speciale ringraziamento a @#unTemaAlGiorno per lo spunto che mi ha fornito per sviluppare queste brevi riflessioni. Se capitate su twitter è un account da seguire, ogni giorno un tema diverso, mai banale e sempre foriero di nuove idee. 

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”

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8 Replies to “Quando la bici diventa una matita”

  1. I caratteri limitati di twitter fanno di te un cavallino chiuso in un recinto. Basta aprire il cancello del blog e tu corri libera saltando, rotolandoti sull’erba.Tiri pure qualche calcio?
    Come ho letto da qualche parte, si potrebbero salvare molti alberi, piuttosto che abbatterli per fare carta su cui scrivere cose che nulla dicono a chi legge. Non mi sembra il tuo caso; né per la carta, né per il legno della matita. Non conosco Angelo ma ha già detto tutto prima di me: bello e intenso.

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