La mano tesa, il virus e il vuoto

E dopotutto ci sono tante consolazioni! C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno, in cui fluttuano sempre nuvole imperfette. E la brezza lieve” – Fernando Pessoa

la stretta di mano al bando

Lunedì mattina, arrivo in studio presto. Controllo la posta, noto una mail proveniente dal mio ordine professionale. Contiene il testo delle nuove norme in materia di prevenzione della diffusione del COVID19. Inizio a leggere distrattamente, immaginando siano una mera ripetizione di quelle emanate la settimana precedente. Mano a mano procedo, la lettura si fa più attenta e mi prende una sorta di senso di inquietudine: sospensione di tutte le manifestazioni culturali e sportive, distanze di sicurezza, tra le persone, nei locali pubblici…e, poi, il decalogo per lo svolgimento delle udienze nei tribunali, per l’accesso alle cancellerie. Pensi alla “confusione” che normalmente regna in attesa della tua udienza e, però, è anche l’occasione per scambiare due parole con i colleghi, disquisire su questioni di diritto o, semplicemente, dire due stupidaggini.
E, ancora, le disposizioni emanate dagli organi della giustizia amministrativa che ti invitano caldamente a non recarti presso le cancellerie per depositare gli atti ma di inviarli per posta. Già, a volte, è una rottura di scatole doversi recare al TAR di Bologna per un deposito. Però, poi, pensi alla camminata che ti concedi attraverso il centro di Bologna, lo scambio di battute con gli addetti alla cancelleria, il caffè con i colleghi di altre città dell’Emilia che ti capita di incontrare solo in quelle occasioni. E, adesso, per un “accidente” di virus non puoi farlo perché  ti impone di  limitare i tuoi spostamenti. 

Chiudo la mail e mi metto al lavoro con un senso di fastidio.

In pausa pranzo esco, la città è semi deserta. Solo i ragazzi sembrano divertirsi: le scuole sono chiuse, come fosse una vacanza per loro.
Il “solito” bar è chiuso, la famiglia di cinesi che lo gestisce ha preferito prendersi una pausa, in attesa che passi l’emergenza…e, così, di colpo, le mie soste caffè, dopo pranzo e al termine della giornata lavorativa, accompagnate dalle battute di Alle, il giovane barman, sono cancellate.
Diversi esercizi pubblici espongono l’ordinanza che indica le misure ed i comportamenti da tenere per prevenire la diffusione del virus. Mi chiedo se hanno disposto i tavoli alla distanza di almeno un metro l’uno dall’altro…

Seduta ad un tavolo di un bar, sfoglio il giornale mentre attendo il caffè, e l’occhio cade sull’elenco dei comportamenti che sono sconsigliati al fine di prevenire la diffusione del virus: lavarsi le mani di frequente, evitare la stretta di mano, gli abbracci ed i baci…in sostanza la comunicazione non verbale è bandita. Questo virus ci deruba di un mezzo di espressione.
Una stretta di mano comunica tantissimo di te e del tuo interlocutore, dell’atteggiamento dell’uno verso l’altro: sfuggente, vigorosa, oppure calorosa e confortante. Così come il braccio che ti cinge le spalle: ti tira su per consolarti o farti coraggio, oppure ti racconta la gioia nell’averti incontrato. E, ancora, i baci tra le amiche e gli amici in segno di saluto. 
Ora, non più, bisogna mantenersi a debita distanza.

E’ un virus ladro, ti priva della più potente comunicazione non verbale. 
Capiamoci non è che io sia il massimo dell’espansivo, chi mi conosce lo sa bene. Eppure questa cosa mi lascia interdetta, perché non è una mia scelta.

vuoto

E’ una sensazione di vuoto, non solo esteriore data dalle strade e dalle piazze quasi vuote, ma soprattutto interiore.
Ci sono cose che davo per scontate e non lo sono più. Come fossero svanite in un sol colpo. 
Ragiono un momento, comprendo che sono misure necessarie per contenere l’epidemia, ma mica ci ero preparata.

Continuo a pensare alla stretta di mano…è il primo contatto, il benvenuto verso chi non conosci o conosci poco. E, con quel semplice gesto, ti trasmette un poco del suo essere.
La mano tesa ha tanti significati: è un saluto, una offerta di aiuto o una richiesta di aiuto. E chi la afferra risponde!
E adesso? E’ un mano tesa verso il vuoto, come quello che senti dentro

mano

C’è un senso di spaesamento, quasi un sentirsi persi. 
Si dice che per ritrovarsi occorra ritornare sui propri passi, andare là dove ci si è sentiti a casa.

Mi avvio, di passo lento, verso la mia piazza, Piazza Grande; è pressoché vuota. E quel vuoto fa riflettere. Forse fa vedere quei vuoti e quelle mancanze che già c’erano e che, semplicemente, adesso, si palesano, si sentono di più. Il lavoro, i mille impegni, facevano da schermo.
E’ la quotidianità dei piccoli gesti che manca: i dieci minuti per un caffè con un’amica o un amico, o quel paio d’ore trascorse insieme, davanti ad una birra, per scambiare qualche parole, quelle lievi ma anche quelle pesanti.
Ecco cosa manca. Solo che le mancanze, in un tempo normale, le compensi; in un tempo “anormale”, invece, ti vengono a trovare tutte insieme!

Viene voglia di dirle proprio ora le cose, in questo vuoto. E, proprio ora, manca tutto quello da cui stavi alla larga: quegli abbracci e quei baci che facevi un po’ fatica a scambiare.
Ma, forse, non mancano solo a te.

sorrisi

E’ curioso come, incrociando lo sguardo dei pochi passanti, quasi tutti sorridano o accennino ad un sorriso. Forse manca qualcosa anche a loro e i sorrisi sono un modo per dirci che ci siamo, anche tra sconosciuti. Sono un modo di comunicare diverso. Se non possiamo stringerci la mano facciamolo con un sorriso, con gli occhi, con le espressioni del volto, proviamo così ad allentare le briglie di questo tempo malato.

mano

Ecco, occorre un di più di attenzione. Guardiamoci negli occhi, l’atteggiarsi del volto, il modo di camminare, il ritmo dei passi.
Se non ci possiamo toccare, osserviamoci.
E’ un bell’esercizio e ne può venire qualcosa di buono anche per quando il virus sarà passato.
E, dopo o, magari anche ora, osservando le dovute prescrizioni, quel caffè prendiamolo, quella birra beviamola e quelle parole non dette proviamo a pronunciarle.

Ci voleva una malattia per capire le cose!
E quella mano, adesso che ci penso, non va verso il vuoto ma corre a cercare quello che mancava e manca…

Questi “accidenti” che vorremmo non capitassero mai, possono essere delle occasioni per cambiare e per provare a recuperare.

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”

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8 Replies to “La mano tesa, il virus e il vuoto”

  1. contenuta nei gesti, espansiva e profonda nelle parole non dette ma scritte, quindi pensate. Un bel virus contagioso anche tu; nel senso che induci a” interrogarsi”.. chi ti legge. Per fortuna non ci vogliono vaccini in questo caso..contaminati dalla tua voglia di comunicare. Una febbre benigna e speriamo non passi mai.

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