Un sentiero irto di difficoltà

È tempo di riprendere a scrivere e raccontare. 
È passato molto dall’ultimo racconto  (La mia 1001 Miglia dietro le quinte ). Avrei voluto scrivere qualcosa sulle belle camminate dolomitiche affrontate a settembre. Ma questo non è stato un gran periodo. Anzi, è un brutto periodo, pieno di difficoltà, che inizia oltre un anno fa. Senza entrare nei particolari, ci sono eventi, accadimenti, che ti stravolgono la vita, ti travolgono e ti distolgono dalle tue passioni.
La bici c’è stata poco, le camminate meno e la scrittura è quasi scomparsa. Quando hai la testa piena di problemi magari ti sovvengono dei pensieri e li vorresti pure scrivere ma poi li lasci cadere, sei sempre a rincorrere l’immediato, le cose che devi risolvere. Tutto questo ti impone dei cambiamenti, di modificare le tue abitudini, affrontare cose che non avevi mai affrontato.
Però non voglio chiudere il 2021 senza un saluto su questo blog. 

Tempo fa avevo inaugurato una rubrica che, purtroppo, per mancanza di tempo ho dovuto sospendere: “Piccolo atlante di emozioni a pedali”.
Ma i luoghi suscitano emozioni e ricordi a percorrerli anche a piedi.

I sentieri e le strade, ad osservarli bene, sono il riflesso delle nostre vite, quasi metafore della nostra vita. 
Le strade possono essere belle e ampie, e così i sentieri possono essere agevoli e percorsi da tante persone.
Quando la strada si restringe, magari sale un poco ed è pure malconcia, ecco, lì incontri poche persone, qualcuna la perdi lungo il tuo procedere, perché si stanca di salire e decide di scendere, andare altrove, magari vede una strada più ampia e si incammina su quella, mentre tu continui a salire incespicando, sbuffando. E ti accorgi che hai sempre meno persone intorno, ma continui. Vai avanti sulla tua strada sino a ché diventa sentiero. A volte diventa così stretto che ci passi solo tu. Talmente stretto, quasi da far paura: da un lato hai una parete di roccia e dall’altro il burrone. Devi prestare attenzione a dove metti i piedi, perché un piccolo errore potrebbe essere fatale, potresti ruzzolare a farti molto male. Un sentiero che sai lo devi percorrere, per lunghi tratti, da sola. Prosegui lentamente, guardando dove appoggi i piedi. Sperando che il terreno sia solido e non frani.

A settembre, in Val Gardena, ho percorso un meraviglioso sentiero sul quale ho incontrato emozioni e ritrovato ricordi lasciando correre in libertà i miei pensieri.
Sono partita dal Passo Gardena per raggiungere il rifugio Puez, è uno dei pochi rifugi dove si arriva solo a piedi. E’ stato un viaggio sin dall’inizio.
Dal Passo Gardena alla Baita Jimmy, circa un km, il sentiero si presenta ampio, sale senza difficoltà estreme. Così come nella vita, si presenta qualche difficoltà ma di buona lena e di buon passo la si supera. 
Raggiunta la Baita Jimmy il sentiero, per qualche decina di metri, diventa quasi pianeggiante. L’illusione si dissolve al segnavie dove il sentiero inizia a risalire repentinamente ed a restringersi.

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D’altro canto la Forcella Cir non la si può raggiungere in discesa! Il gruppo del Cir, con le sue guglie, si presenta come un paesaggio quasi lunare.  In questa prima parte di sentiero qualche escursionista lo incontro; un po’ come quelle fasi della vita dove ci sono problemi ma qualcuno su cui far conto rimane.
Proseguo il mio cammino nel gruppo del Cir, tra guglie, ghiaioni, discese e risalite, sino a raggiungere Forcella Crespeina, il punto più alto dell’escursione. 

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Penso che la discesa che mi aspetta sarà più agevole. Mi accorgo che sono pressoché sola, la discesa è piuttosto ripida, occorre prestare attenzione. 
E’ come quando raggiungi la cima e pensi di avere superato la difficoltà maggiore, ma ti avvedi che la discesa è più difficoltosa della salita. Procedi piano piano, ti giri e non vedi nessuno, avanzi e sembra che il sentiero vada in pari ma in realtà si restringe, due persone affiancate non passano. Hai un burrone da una parte, guardi dietro e, poi, davanti e non c’è nessuno. Si insinua una leggera preoccupazione, quasi una velata paura, se metto il piede male scivolo, cado e mi faccio male. Allora sto concentrata sul passo. Sì, però, non guardare solo il sentiero, guarda anche avanti. Sto attraversando un momento della vita difficoltosissimo, ma la cosa peggiore sarebbe guardare solo i miei piedi, solo il punto dove li appoggio. La cosa fondamentale è, sì, guardare dove metto i piedi, ma ogni tanto fermarsi un attimo alzare lo sguardo e guardare oltre, avanti, guardare di lato e, perché no, guardare anche indietro. A volgere lo sguardo indietro viene un po’ di malinconia, ti viene un brutto pensiero: “accidenti, però, quando a casa mia c’era bel tempo, quando la strada era bella larga, c’era tanta gente. Adesso che il tempo è brutto e sono su una strada più impervia e difficoltosa siamo rimasti in pochi”. 

Questa cosa fa pensare  e lascia l’amaro in bocca. Guardare indietro va bene ma solo per poco, arriva un po’ di malinconia per quello che è stato…forza, è tempo guardare avanti, e non solo dove appoggiare i piedi. 
Guardare l’orizzonte, provare a scorgere, a capire dove va il sentiero, anche se non lo leggi subito, intuisci, vedi che chi ti ha preceduto scompare dietro una guglia o una curva. Puoi pensare in maniera negativa: ”oddio magari c’è un burrone”; oppure pensi positivo, il sentiero prosegue, si allarga. E così è. Quando sei su una strada obbligata e non hai possibilità di cambiarla, la devi percorrere sino in fondo perché non hai alternativa, o meglio l’alternativa c’è, ed è fermarsi e aspettare. Ma ciò significa che sarà qualcun altro a decidere per te. 

Proseguo con questi miei pensieri, la discesa, superato il tratto ripido ed oltrepassato il tratto esposto, si fa agevole, mi ritrovo in un ampio pianoro, una bella conca verde con un laghetto e tante pecore al pascolo. 

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E sono i brevi attimi di ristoro; lo capisci subito perché vedi che il sentiero va oltre e riprende a salire. Ti godi il momento, ti siedi, prendi fiato, bevi, scambi due parole con chi passa e questo ti porta a un’altra riflessione. A Volte, nei momenti di difficoltà, trovi aiuti inaspettati che ti arrivano da chi non conosci. E non lo sa nemmeno lo sconosciuto che ti sta dando una mano. Basta un saluto, uno scambio di battute, un pensiero espresso a voce alta “la montagna è una metafora della vita”, e vedi che qualcuno si gira, ti guarda e annuisce. Una piccola condivisione di idee che fa tanto piacere. La montagna è ruvida, difficoltosa ma ti sprona ad andare avanti. Ti dà il senso di quelle che sono le tue capacità e le tue forze. 

difficoltà

Prendo fiato, proseguo, vado avanti. Il paesaggio è straordinario. Un parco giochi per geologi, formazioni rocciose particolari, addirittura una roccia che assomiglia ad un vulcano! E’ una benedizione percorrere questo sentiero a settembre, in una giornata di primo autunno, dove riesci a camminare ascoltando i tuoi passi, i tuoi pensieri, non ti disturba nessuno, ti sovvengono tante riflessioni e senti una moltitudine di emozioni agitarsi. La paura, la malinconia, lo stupore e la gioia di fronte di fronte allo spettacolo delle dolomiti, la bellezza in cui sei immersa. E questo ti fa ulteriormente riflettere. Quando la difficoltà è tanta e il fardello è così pesante, appoggialo un attimo, affacciati alla finestra o scendi in strada e prendi fiato. E’ difficile ma ti salva.

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Vedo delle bandiere che sventolano, segno che sono nei pressi del rifugio Puez. 
Mi si apre dinnanzi lo spettacolo della Vallunga. Mi soffermo a guardare la vallata, intuisco che il sentiero da percorrere in discesa deve essere piuttosto ostico ma, guardando in fondo, osservando il verde acceso dei pascoli, gli alberi giganteschi che popolano il bosco, penso che per quanto la strada possa essere impervia, una speranza c’è sempre.
D’altronde al rifugio ci sono arrivata faticando e superando tratti difficoltosi. Una sosta ristoratrice e son pronta a ripercorrere a ritroso il sentiero per rientrare al passo Gardena dove Cippo mi aspetta per bere una buona birra.

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Porto un fardello pesante ma, lassù, tra il Cir e il Puez, un minimo di speranza l’ho trovata, l’ho portata a casa e sta sempre con me, e anche quando pare affievolirsi è solo per un momento, poi, riprende vigore.
Non so come si risolveranno le cose per me, ho ancora tanta salita da percorrere, ma non mi lascio intimorire, d’altronde sono una randonneur, abituata alla lunghe distanze, a pedalare nel buio della notte e a non avere fretta di arrivare.

A tutti un buon 2022 con la speranza di ritrovarci a pedalare e a camminare tutti insieme.

Questo post è dedicato alle Amiche e agli Amici che mi hanno accompagnato durante questo anno disgraziato. Non è necessario citarli, loro sanno.

A questo link i dati tecnici dell’escursione al rifugio Puez: Dal Passo Gardena al Puez 

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”

 

 

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5 Replies to “Un sentiero irto di difficoltà”

  1. Cinzia, se dedichi questo post al plurale è già segno che sola non sei, e conoscendoti, non potresti esserlo.Stare intorno, purtroppo, non sempre significa poter alleviare la fatica di chi pedala in salita; ma tu da ciclista questo lo sai e non mollerai.

  2. Carissima, avevo immaginato che c’era qcs che non andava, eri troppo silenziosa.
    Mi dispiace Cinzia , spero che si risolverà ogni cosa e spero di vederti presto in cammino o in bici con il sorriso di sempre, ti abbraccio forte forte e auguroni per un 2022 di serenità,
    Con affetto, Marianna

  3. Grazie nuovamente Cinzia per questo interessante (come lo sono sempre) racconto della tua esperienza montana. Ti auguro di avere, se le cose cambiano, un anno accettabile (occorre essere realisti) e tante belle avventure.
    Un grosso abbraccio.
    Gigi

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