Pedalando sull’argine del Po

Conclusi i brevetti qualificazione alla Parigi Brest Parigi non è che ci si può riposare più di tanto e dimenticare la bici. Al contrario, il bello viene proprio ora! Mancano poco meno di due mesi all’appuntamento parigino e occorre mantenere gambe e testa ben concentrate ed allenate. Va da sé che qualche “randagiata” autogestita la si mette in programma.
E, allora, perché non provare con una lunga pedalata di pianura? Di quelle che non smetti mai di spingere sui pedali? Male non fa, anzi, è proprio un buon allenamento, soprattutto per la testa. Sì, perchè, come ho scritto diverse volte, la pianura è sfibrante e snervante, e se la testa non salta puoi andare ovunque.

Se deve essere una pedalata sfibrante e snervante, allora, la bassa e l’argine del Po sono quello che fanno per noi!
Questo giro si aggirava nei meandri del mio cervello da tempo, ma l’occasione per pedalarlo non c’era mai stata.
Se c’è una cosa che amo della mia regione è la varietà del paesaggio, questo suo essere “completa”: il “piattume” della pianura con i suoi fiumi che paiono serpenti; le colline dall’andamento apparentemente morbido…e, però, sono assai infide; si esibiscono in strappi secchi, come lame affilate che tagliano le gambe; l’alto appennino con i suoi valichi e le sue cime, che nulla hanno da invidiare all’alta montagna, e che ti fa sognare il mare anzi, a volte, riesci pure a vederlo! E, poi, la via Emilia con le sue città d’arte.

Vuoi per la distanza, vuoi perchè pedalare in pianura mica a tutti piace, 200 km tra l’argine del Po ed i paesini della bassa, non li avevamo mai programmati.
Traccio il percorso con l’aiuto delle carte stradali e le mappe interattive della ciclabile del Po. Terminato il lavoro, guardo la traccia nel suo insieme…non è mica un percorso “a caso”, il suo filo conduttore ce l’ha. Già, il Po, un fiume di poesia, letteratura, arte, cinema: Giovannino Guareschi con Peppone e Don Camillo; Antonio Ligabue, pittore visionario; Cesare Zavattini con le sue poesie, i suoi romanzi ed il suo cinema; Bertolucci e il suo “Novecento”; e ancora Ermanno Olmi, Edmondo Berselli, Paolo Rumiz…certo che ne ha ispirati di personaggi questo grande fiume! E, poi, un fiume che abbraccia e accoglie altri fiumi: la Secchia, l’Enza, il Mincio…un fiume che ti conduce a trovare ed incontrare un’amica.

L’argine del Po: da Brescello a Sermide

Sabato 15 è la data fissata per questo giro. Partiamo in auto, io e Tiziano “Titti” alla volta di Brescello (RE).
Poco dopo le h. 7,00 siamo nella piazza del paese per la foto di rito con Peppone

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Si parte, ci immettiamo subito sulla ciclabile. E’ piuttosto stretta, non si può viaggiare affiancati.

argine del Po

Proseguiamo sino a Luzzara (RE)

argine del Po

da qui il percorso diviene sterrato, quindi, ritorniamo sulla statale che ci condurrà a Suzzara (Mn). La traccia è un poco confusa, decidiamo di chiedere informazioni ad un ciclista del luogo il quale si offre di accompagnarci sino a Motteggiana da dove riprende il percorso ciclabile sull’argine del Po.
L’amico ciclista, praticamente, ci tira il collo! Io fatico, e non poco, a tenere la sua ruota ed annaspo mentre lui chiacchiera bellamente! Osservo Titti mantenere viva la conversazione e penso: “azz… oggi Titti ha una discreta gamba…sarà dura tenere la sua ruota per tutto il giro…” Ripresa la ciclabile l’amico ciclista ci saluta e Titti esclama: “Che tirata di collo! Son già cotto!” Perfetto, era tutta una finta!

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Ora possiamo rallentare e procedere ad un passo più umano, anche perché abbiamo percorso solo 50 km e ne abbiamo altri 150 davanti.
La ciclabile è davvero molto bella, una sede stradale abbastanza ampia da potere procedere affiancati, l’asfalto non è nemmeno troppo rovinato. Siamo sull’argine maestro del Po, sotto i nostri occhi scorre il fiume e scorrono i paesi: San Benedetto 

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Quingentole, nei cui pressi, le acque della Secchia si congiungono a quelle del Po 

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Pieve di Coriano…mi dice qualcosa, e questo tratto di argine mi ricorda qualcosa…sì, la 1001 MIilia d’Italia edizione 2016! Passammo proprio di qua e ci fermammo all’attracco fluviale ove era posto un punto di controllo. Non può mancare una breve sosta. Ricordo che, allora, arrivammo di prima mattina, dopo una notte trascorsa a pedalare. L’attracco era piuttosto affollato, ciclisti ovunque. Questa mattina non c’è praticamente nessuno, regnano pace e silenzio.

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Oltrepassiamo Revere e Borgofranco sul Po

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Certo che pare proprio un serpente il Po, con le sue traiettorie ad S, ondulatorie. Forse è per questo che, il serpente, nelle sue forme e sembianze più fantastiche e visionarie, è spesso, il protagonista di antiche leggende ambientate nella bassa.

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Manca poco a mezzogiorno, il sole inizia a farsi sentire, per fortuna tira un poco d’aria a mitigare la calura.
Siamo a Sermide.

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Sinistra Po: da Castelmassa a Borgoforte

Attraversiamo il ponte e ci ritroviamo sulla sinistra Po, precisamente a Castelmassa (Ro).
Qui ci volevamo proprio passare…già, perché ci vive Daria, amica ciclista e cicloviaggiatrice. Lo scorso mese di novembre mi fece la gradita sorpresa di venire a Sassuolo ad assistere ai Racconti di cicloviaggiatori e randonneur . Allora le promisi che avrei ricambiato la visita e sarei arrivata a Castelmassa in bicicletta.
Ci incontriamo nella piazza del paese dove ricompare lo spirito di Giovannino Guareschi. Infatti, durante uno dei suoi viaggi in bici, scattò una fotografia alla piazza e la utilizzò come immagine di copertina del romanzo “Don Camillo Mondo Piccolo”.

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Daria ci riserva un’accoglienza davvero unica.
L’ho già scritto altre volte, la bicicletta è foriera di incontri fortunati con belle persone, forse perché tra belle e brave persone è facile riconoscersi in bici o a piedi. La bici e le scarpe sono mezzi di trasporto pacifici, ispirano di per sé fiducia, prevale l’apertura ed è più semplice e naturale intrecciare relazioni, non ci sono barriere a separarci.
Insomma, Daria ci apre casa sua, ci prepara un ristoro di prim’ordine: panini, focaccia, dolce, birra e caffè.

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Al di là del gesto atletico, delle randonnee, delle gare, la bellezza della bici sta in questo: arrivare in libertà e trovare sempre una porta aperta, qualcuno disposto e predisposto ad aiutarti e a scambiare due battute. Forse è questo il modo più vero di vivere la bici e che più arricchisce.
Dopo esserci ristorati per bene, Daria ci accompagna sull’argine e, qui, ci fa notare come le facciate delle Chiese siano tutte rivolte verso l’argine maestro quasi ad invocarne la protezione. Faccio mente locale, ed in effetti è proprio così.

Per noi è tempo di ripartire, abbiamo ancora 100 km da percorrere.
Ci salutiamo, una foto a suggello di questo incontro con la promessa che ritorneremo…magari partiremo proprio da Castelmassa per raggiungere il delta del Po.

argine del Po

Pedaliamo sugli argini della sinistra Po; il sole picchia forte, brucia i volti, le braccia e le gambe. Titti pensa di recuperare due bustine di tè da mettere nelle borracce considerato che l’acqua è bollente.

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Non c’è un’ombra a pagarla peso d’oro! La temperatura si avvicina ai 35°. Il posto giusto dove stare sarebbe una piscina e, invece no, noi pedaliamo in uno dei luoghi più caldi d’Italia! Capisci anche il perché qui prospera una delle agricolture più floride del nostro paese: meloni, cocomeri, il grano che cresce nelle golene…che paesaggio! Tra campagna e industria, e ancora le opere idrauliche a governare le acque: chiuse, sbarramenti 

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Ecco, siamo nel mantovano, Sustinente, Sacchetta, Governolo…un groviglio di piste ciclabili, il Garmin non capisce più nulla…la Via Claudia Augusta che corre verso la Val d’Adige e, poi, su sino al Passo Resia; la ciclabile del Mincio, direzione Borghetto e Peschiera.

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Ritroviamo la direzione giusta ma, ben presto, siamo costretti ad abbandonare l’argine del Po in quanto la ciclabile diviene ghiaiata. Decidiamo di proseguire sulla strada statale, in direzione Borgoforte dove attraverseremo di nuovo il Po per rientrare a Brescello.
Il caldo è decisamente insopportabile, urge una sosta al bar: acqua fresca, coca cola e birra!
Siamo gli unici ciclisti in giro…d’altro canto siamo “randagi”, ci aspetta la Parigi Brest Parigi e bisogna che ci tempriamo alle condizioni più difficile ed estreme…che, poi, in Bretagna un caldo così mica lo troviamo…però bisogna che una spiegazione, di questo nostro bizzarro pedalare, ce la diamo!

Da Borgoforte a Brescello

Procediamo spediti verso Borgoforte, riguadagniamo la destra Po: Suzzara, Luzzara, Gualtieri, Boretto e, finalmente, Brescello!

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207 km e 200 metri di dislivello…sulle braccia i segni del sale ed una abbronzatura che assomiglia ad una scottatura!

argine del Po

Beh, dite quello che volete, ma la pianura è, poi, bella!

A questo link la traccia del percorso

Le fotografie sono state scattate da me e da Titti

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”



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