Un treno di maglie tricolori

“Andare in bici è una pratica divinatoria che si basa su tre cardini precisi: il caso, la libertà e la poesia. Andare in bici è un procedere magico in bilico tra preghiera e immaginazione. Il nuovo si diluisce nell’antico, il banale si converte nell’incanto ed è possibile raccogliere ogni volta che si esce gli spiccioli di fantasticherie segrete, folli e solitarie” Francesco Ricci “Velopensieri” 

E così il nostro piccolo progetto di cicloviaggio, tra Emilia e Toscana, si è realizzato!
Nato durante il lockdown (La speranza è un fiore che viaggia in bici Andiamo a Firenze) come pedalata di un giorno a Firenze, arricchitosi, via via, grazie al contributo degli Amici che hanno aderito a questo progetto. Ne è scaturita una pedalata di due giorni di ben 460 km.

Ma andiamo con ordine

Maglie tricolori: il gruppo

Sette “randagi” doc, tutti membri della Nazionale Italiana Randonneur: io, Carmine, Marina, Carla, Giovanni, Paolo e Tiziano 

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Vien da da sé che non potevamo che scegliere di indossare le nostre amate maglie tricolori. Portate con orgoglio alla Paris – Brest – Paris lo scorso anno; oggi, con esse, ci sentiamo di testimoniare, nel nostro piccolo, un ritorno alla nostra passione, alla quale abbiamo rinunciato forzatamente nei mesi del lockdown.

La partenza: Modena sabato 11 luglio

Alle h. 6,15 di sabato 11 luglio prende il via la nostra avventura

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Carmine si incarica di guidare il gruppo, scandendo un ritmo di pedalata allegro, sino alle porte di Bologna. Strada facendo si aggregano Aniceto, Lorenzo e Daniele che ci faranno compagnia sino al valico di Montepiano.
In breve raggiungiamo Sasso Marconi ove ci immettiamo sulla fondovalle della Valle di Setta. La strada è in costante ascesa senza, però, mai presentare pendenze proibitive, divenendo un poco più impegnativa nei pressi di Castiglione dei Pepoli 

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Qui si unisce a noi Donato, che è salito da Firenze e ci accompagnerà sino a San Miniato
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Raggiunto il valico di Montepiano, dopo circa 95 km dalla partenza, ci concediamo una sosta alla fontana del paese, considerato che le nostre borracce necessitano di un adeguato rifornimento. Salutiamo, poi, Lorenzo, Aniceto e Daniele che faranno rientro a Modena.

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La strada ora è in discesa sino a Prato e le gambe hanno modo di recuperare.
Il caldo comincia  a farsi sentire bene a modo…certo che appena svalichi in Toscana e ti lasci alle spalle l’Appennino, il sole non dà scampo: ti cinge in un torrido abbraccio dal quale non c’è verso di liberarsi sino a sera!
A Calenzano un paio di interruzioni stradali ci sviano, dopo qualche giro a vuoto ritroviamo la retta via. Ormai Firenze è in vista.

Firenze

Arriviamo in città e guadagniamo subito il centro storico. Si circola bene, strade libere, poco traffico, poca gente…e, allora, pensi “che bello, possiamo pedalare in libertà, ammirare piazze e monumenti senza ressa”…no, aspetta, non è bello…troppe poche persone, la babele di lingue che risuona solitamente tra le vie della città è muta, non c’è proprio; solo qualche rado turista…non è per nulla bello, c’è a rimanere sgomenti, è un colpo al cuore!
Già, le ferite del virus sono ancora aperte, il timore di muoversi, spostarsi è ancora ben presente.

Santa Croce è semi deserta, vedo la statua di Dante e mi avvicino: “dai Poeta, fai il miracolo…hai camminato tra i dannati, ha raccontato le paure più recondite degli esseri umani, ma ci hai anche indicato la strada per vincerle e lasciarle alle nostre spalle attraverso la bellezza. La tua città è essa stessa bellezza, da secoli lascia ammaliato chiunque la visiti. Poeta fai risuonare i tuoi versi in ogni angolo del mondo, traccia ancora una volta la via per uscire “a riveder le stelle””

La via, seppure a fatica e, magari, con un poco di timore, noi l’abbiamo trovata e ci siamo rimessi in strada con le nostre maglie tricolori per ritrovarci tra di noi dopo il tempo della lontananza e per segnare l’attaccamento al nostro splendido paese.
Si può ricominciare, e può essere una straordinaria occasione per visitare e riscoprire il più grande patrimonio artistico del mondo: l’Italia!

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Dopo avere salutato Dante proseguiamo con la visita alla città: Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, il Duomo, il luongarno…la città semi vuota mi lascia sgomenta ma se penso alle innumerevoli volte che l’ho visitata, non ne ricordo una in cui sia riuscita, come oggi, a cogliere così appieno la sua bellezza

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Sono quasi le h. 15,00, è tempo di rimettersi in strada, mancano ancora 80/90 km al termine della prima tappa.

Verso Lajatico

Il caldo non dà tregua, e queste sono le ore più torride, il consumo di acqua è elevatissimo. Giovanni dice di avere bevuto almeno 7 lt di acqua. Io non lo so perché ho perso il conto.

Oltrepassiamo Empoli, San Miniato, Palaia, Peccioli

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pare di pedalare tra le pagine di un libro di storia…riecheggiano lotte e battaglie tra fiorentini e pisani.
Ma ecco, siamo a Lajatico

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ci attende l’ultima fatica di giornata: la salitella per arrivare all’Agriturismo “Il Colle”.
Siamo un po’ “stanchini”, i km percorsi sono 247…decidiamo di vistare il “Teatro del Silenzio” l’indomani mattina. Ora, quello che ci vuole, è una birra fresca, una doccia, una sostanziosa cena ed una bella dormita!

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La cena non tradisce le attese: ribollita, pappardelle al cinghiale, agnello arrosto, tagliata di manzo, dolci e caffè. Devo dire che abbiamo gustato ogni portata, senza rifiutare nulla!
Che dire? Un posticino dove ritornare l’Agriturismo “Il Colle”.

Domenica 12 luglio: “Il Teatro del Silenzio” , la via del ritorno

Domenica, alle h. 6,30, ripartiamo, non prima, però, di visitare “Il Teatro del Silenzio”.
Avevo visto video e fotografie di questo luogo, beh nulla a confronto di trovarcisi dinanzi: da togliere il fiato!
Nel silenzio della prima mattina, una sinfonia per l’anima e per gli occhi che rimangono rapiti.
Questi luoghi sono doni che la natura ci porge: un anfiteatro naturale ove celebrare l’arte e la creatività in tutte le sue forme. 
Quando l’uomo incontra la natura e il paesaggio, e li tratta con rispetto ne scaturiscono cose immense!

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Riguadagniamo la via del ritorno e, di buon passo, attraversiamo Pontedera, Altopascio, Pescia. Siamo sempre nelle pagine di un libro di storia: Guelfi e Ghibellini, la Via Francigena.
Più giri e più scopri ed impari di questa nostra Italia!

Giunti a Pietrabuona la traccia del Garmin si confonde…ci son due strade per arrivare a Prunetta: e noi quale prendiamo?!? Carmine chiede ad una persona del posto, ci consiglia quella che scoprirò essere denominata “Mammianese”. Sono circa 20 km di salita, tutta ombreggiata, poco trafficata e con scorci pittoreschi sul circostante Appennino: borghi arroccati sulle alture, punte di campanili che svettano al di sopra delle cime degli alberi, qualche scultura a segnare gli incroci. Sì, perché strada facendo, scopriamo di essere nel territorio di Vellano, il paese degli scalpellini

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Oltrepassata Prunetta, costeggiamo il corso del fiume Reno e, in veloce discesa, rientriamo in Emilia Romagna.
A Porretta Terme urge una sosta: la crisi di fame incombe! 
E’ il momento giusto per reintegrare considerato che, poco oltre, la strada ricomincerà a salire.
La stanchezza inizia farsi sentire, ma non ci perdiamo d’animo, una pedalata dopo l’altra, raggiungiamo Lizzano in Belvedere, Vidiciatico e Maserno.
Qualche km di discesa e siamo sulla fondovalle Panaro. Mancano “solo” 50 km per giungere a Modena.

I saliscendi della fondovalle sono sempre fastidiosi, ma questa volta un poco più sopportabili perché ci rendiamo conto che stiamo portando a termine una bella due giorni in bici. Sì la fatica si sente tutta ma c’è anche tanta leggerezza, quella che la bici sa regalarti.

Scorrono i cartelli dei paesi: Marano, Vignola, San Vito…Strada Gherbella: dai che siamo a Modena!
Un’auto si affianca, mi giro: Manuele! Ci ha visti ed è tornato indietro. Che bello trovare un Amico a salutarti al rientro, davvero la miglior conclusione del viaggio.

Ci siamo, fermo il Garmin: 212 km, in totale 460! Di strada ne abbiamo, poi, fatta!

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Carmine e Loretta ci accolgono a casa loro per la cena, perché un viaggio così non può che concludersi con uno dei più bei gesti di condivisione, quelli che suggellano i legami di amicizia: la condivisione della tavola e del cibo!

Cosa resta

Al termine di un viaggio restano tante cose. 
Io ho salutato Dante che mi ha tenuto tanta compagnia nei giorni della “reclusione”.
Ma, soprattutto, resta l’essersi ritrovati. Ci conosciamo da diversi anni, le randonnee ci hanno fatti incontrare, alcune le abbiamo pedalate insieme per intero altre solo per alcuni tratti, abbiamo portato a casa un bel di po’ di imprese in questi anni (1001 Miglia, PBP, 999, Sicilia No Stop, Alpi4000 ecc.), le nostre gambe hanno percorso  migliaia di km.

Durante i mesi del lockdown abbiamo dovuto rinunciare alle nostre pedalate, ed è stato come se ci avessero privato di un pezzettino delle nostre vite.
Era tempo di recuperarlo quel pezzettino per rimetterlo al suo posto. Il modo migliore era tornare a pedalare insieme, tra randonnee e cicloviaggio, dandoci e prendendoci il giusto tempo, senza assilli. E, soprattutto, ricominciare a mettere in movimento i nostri “sogni a pedali”.
Il virus ci ha confinati in casa per lungo tempo, ci ha impedito di pedalare, ma non ci ha rubato la voglia di stare insieme: abbiamo vinto noi!

Un immenso grazie a Marina, Carla, Giovanni, Paolo, Carmine e Tiziano, straordinari compagni di viaggio: grazie di cuore. E grazie a chi ci ha voluto accompagnarci per un tratto del nostro viaggio: Lorenzo, Aniceto, Daniele e Donato.
E, adesso, non ci resta che pensare alla prossima avventura!

I dati di viaggio e le tracce a questi link: Modena Firenze Lajatico Lajatico Porretta Modena 

Le foto sono state scattate da me e i video sono opera di Tiziano.

Written, edited and posted by Cinzia Vecchi “Cinziainbici”

 

 

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